
Abbiamo conversato con Luca Dinaro, vera celebrità tra i content creator della rasatura tradizionale: Luca ci ha raccontato come si è avvicinato al “suo” mondo e come ha poi gestito il successo e le critiche degli haters.
Partiamo dalle basi: in quale contesto sei nato e dove.
Abito ancora attualmente in un contesto popolare nella periferia di Roma Sud, con tutte le varie difficoltà che la periferia comporta, tra persone e personaggi particolari. Questo è il mio passato.
Quindi sei cresciuto e hai sempre vissuto a Roma.
Esattamente. Ho fatto qualche piccolo viaggio in Sicilia perché mio papà era siciliano, ma poche cose. Ho dei piccoli ricordi della Sicilia, come il dialetto che, stranamente, avendo passato poco tempo lì, riesco ancora a capire a distanza di anni. Poi, grazie al mio lavoro, giro spesso l’Italia e riesco a vedere le differenze tra le varie regioni. È una cosa magnifica.
A questo proposito, come è nata la passione per la rasatura, che ti ha permesso di farti conoscere attraverso i social?
Tutto nasce nel 2014/15. Avevo perso il lavoro e, mentre ne cercavo un altro, frugando nei cassetti del bagno trovai un vecchio rasoio di mio padre. Lì è nata la curiosità: mi sono chiesto se si trovassero ancora le lamette. Cercando su internet ho scoperto che esistevano ancora. Poi, sotto consiglio di un’amica che mi suggerì di impegnare il tempo libero facendo dei tutorial, ho iniziato. All’inizio mi chiedevo cosa potessi insegnare, dato che non avevo grande esperienza e venivo da un lavoro da impiegato “stile fantozziano”. Mano a mano ho preso coraggio, è diventato naturale accendere la telecamera e parlare. Ho iniziato parlando dei baffi a manubrio senza pretese, specificando che era solo un modo per impegnare il tempo.

E poi?
Poi mi sono innamorato di questo rito. Prima della rasatura tradizionale mi radevo solo per esigenze lavorative, senza passione. Ho iniziato a scoprire la storia dei vari rasoi, chiedendomi chi li avesse usati in passato, specialmente per i modelli d’epoca, e ho iniziato a collezionarli. Nonostante avessi paura di pubblicare i video, vedevo che c’era interesse. Parliamo di un settore molto di nicchia, ma fatto di gente appassionata.
Che cos’è per la rasatura?
Per me, e per chi mi segue, la rasatura è un “break”, un momento di relax, specialmente dopo una giornata pesante. Cerco di far capire che non deve essere una noia, ma un momento per l’uomo.
La tua popolarità è aumentata gradualmente su tutti i social, da TikTok a Instagram e YouTube, con numeri consistenti per il settore. Questo ha cambiato la tua essenza o continui a fare contenuti come all’inizio?
La persona che vedi nei video è esattamente quella che potresti incontrare per strada. Mi capita spesso di incontrare follower mentre faccio la spesa. Il bello è che, dopo gli eventi dove mi conoscono di persona, la gente apprezza il fatto che io sia lo stesso dei video. Cerco di non farmi trascinare dalla fama e di non distanziarmi dagli altri. Anche se questo è diventato il mio lavoro, lo faccio grazie a chi si fida delle mie sensazioni. Quando provo un rasoio o un profumo, esprimo sempre un parere onesto e amichevole. Mi fa piacere quando le persone mi riconoscono, come quella volta che mi hanno salutato sul raccordo anulare: dà un senso di comunità.
L’altra faccia delle piattaforme social sono gli “haters” e le critiche violente. Come gestisci la parte più negativa di questo mestiere?
Le prime volte ci rimanevo male anche per una presa in giro leggera. Poi ho capito che non bisogna dare troppa attenzione a chi scrive tanto per scrivere, spesso senza neanche guardare il contenuto fino alla fine. Mi capita ancora di ricevere commenti pesanti. Le opzioni sono due: o cancelli il commento o ci fai una risata, a meno che non si scada nel personale. È come nel traffico di Roma: c’è sempre chi si butta prepotentemente in corsia. Se una cosa non mi piace, io vado avanti senza commentare. Certi commenti sono imbarazzanti, altri invece ti contestano cose che hai già spiegato nel video; quando gli indichi il minuto esatto in cui ne parli, spariscono nel nulla.
Tornando alla tua storia, dopo aver iniziato nel 2014, ti sei avvicinato a delle barberie che ti hanno consigliato o fatto conoscere meglio questo mondo?
Sì, c’è stato uno scambio reciproco. Il barbiere appassionato è spesso anche un collezionista. A Torino ho un grande amico, Paolo Barrasso, che ha una barberia storica con un piccolo museo sulla rasatura all’interno; ha dei cimeli spettacolari. Ho ricevuto consigli da professionisti che lavorano sul campo ogni giorno: radere un’altra persona con un rasoio a mano libera richiede tantissima esperienza. Ho avuto molte amicizie nel settore, come l’ex barbiere del Papa a Palermo, ormai scomparso, che mi ha raccontato molti aneddoti. La barberia è ancora oggi un luogo di aggregazione e di chiacchiere dove ci si gode le “coccole” del professionista. Molti barbieri seguono me, nonostante io non sia un professionista del mestiere.

Per chiudere, quali sono i primi tre consigli che daresti a un giovane neofita che vuole avvicinarsi alla rasatura tradizionale?
Primo: capire la differenza tra rasatura moderna e tradizionale. La cosa più importante è prendere un sapone da barba e imparare a prelevarlo e montarlo correttamente. Secondo: quando si passa al rasoio di sicurezza, è fondamentale non premere mai lo strumento sul viso. A differenza dei rasoi moderni, qui la lama è molto vicina alla pelle e la pressione può causare tagli. Terzo: controllare il verso di crescita del pelo (face mapping). Le direzioni variano da persona a persona; seguendo la direzione naturale, il taglio sarà molto più preciso e confortevole.