
Durante il Salone del Gusto, abbiamo conversato con il meteorologo Andrea Vuolo che ci ha raccontato dell’impatto critico dei cambiamenti climatici nella regione Piemonte. L’esperto ha evidenziato come l’ultima estate record abbia superato per calore persino quella del 2003, provocando una grave siccità e numerosi incendi boschivi.
I cambiamenti climatici sono sempre di più al centro dell’attenzione.
Parliamo spesso di sostenibilità e cerchiamo sempre di raccontare nel dettaglio le isole di calore e su come il cambiamento climatico stia agendo, purtroppo inesorabilmente, anche sulla nostra regione. Arriviamo da un’estate record, quindi tratteremo alcuni dati specifici e statistici di quanto abbiamo vissuto in questi ultimi mesi, segnati da un record di caldo che ha superato anche l’estate 2003. In concomitanza si è verificato un periodo fortemente siccitoso: sono mancate le piogge, con una stagione segnata anche da incendi molto estesi e persistenti sulle nostre montagne.
Quali possono essere le ripercussioni nel breve — un po’ le abbiamo già viste — ma soprattutto nel lungo periodo?
Le montagne alpine piemontesi sono a tutti gli effetti delle sentinelle del clima e del cambiamento climatico. Stiamo vedendo e vivendo ormai delle estati sempre più calde con una fusione impressionante dei ghiacciai alpini, nonostante degli inverni abbastanza nevosi. L’ultimo inverno è stato caratterizzato da nevicate importanti, seguito però da una primavera già molto calda dal mese di maggio e di fatto da un’estate eccezionale. Quindi tratteremo in particolar modo il tema delle montagne, dei ghiacciai alpini e dell’ecosistema montano, per poi entrare nel dettaglio sull’importanza del monitoraggio meteorologico e climatologico, con strumenti volti a migliorare il monitoraggio durante le fasi di maltempo e a perfezionare al meglio i modelli matematici alla base delle previsioni del tempo.
Che cosa si può fare — un invito che può venire dai meteorologi, ma anche dalla politica nei prossimi mesi, direi già nel breve — per limitare il più possibile questi effetti?
Il passaggio alle energie rinnovabili, abbandonando le fonti fossili, sarà il primo passo fondamentale per cercare di ridurre le emissioni di gas serra, definiti in letteratura scientifica gas climalteranti. Parliamo della CO2 e del metano, che sono i principali gas che stanno determinando questo repentino aumento della temperatura media a livello mondiale, ma soprattutto a livello alpino e mediterraneo. Il Piemonte è definito una zona di hotspot climatico, proprio perché in questa particolare area di territorio il cambiamento climatico sta agendo con una velocità maggiore rispetto alla media mondiale.
Non possiamo non parlare anche di clima nel breve periodo e di meteo. Una curiosità anche per tutti coloro che sono qui: che inverno ci attende? Perché si è parlato anche di un inverno molto caldo.
Sì, è da un po’ di mesi che si parla del famigerato El Niño, un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico Equatoriale che è un fenomeno periodico piuttosto ricorrente. Attualmente, nelle ricerche scientifiche non sono ancora stati trovati risultati tali per cui si possa dimostrare una correlazione tra quanto accade nelle aree interessate da El Niño e quello che accade nel cuore dell’Europa e sul Mediterraneo. Quello che i modelli climatici iniziano a vedere per i prossimi mesi è un ulteriore duraturo periodo segnato da temperature sopra la media. Potremmo però avere una seconda parte di autunno e una prima parte di inverno con maggiori precipitazioni, perché l’atmosfera in questo momento, a causa delle forti ondate di calore degli ultimi mesi, sta contenendo maggior vapore acqueo e maggiore energia. Questa è una possibile dinamica che potrebbe portare, soprattutto dal mese di novembre in poi, a un aumento dell’intensità delle perturbazioni atlantiche. Bisognerà poi vedere se queste perturbazioni riusciranno ad arrivare alle nostre latitudini: in tal caso si potrebbe aprire uno spiraglio per precipitazioni più abbondanti rispetto alla severa siccità degli ultimi mesi.