
Abbiamo intervistato lo chef Andrea Serale, vincitore del titolo di campione del mondo di cucina in Galles. Nella postazione Podcast Live Zipnews a Terra Madre, Serale ci ha raccontato il suo trionfo integrando ricette tradizionali come i ravioli ai 40 tuorli e lo zabaione in un menù d’alta cucina internazionale.
Hai fatto parte della spedizione italiana degli chef che ha vinto il mondiale in Galles a maggio. Che emozione è stata ricevere un premio così importante?
È un sogno che si realizza. Fin da piccolo sognavo questo traguardo che mi sembrava lontanissimo, ma con tanti sacrifici e studio ce l’abbiamo fatta al secondo tentativo. Già nel 2024, io e il mio compagno di squadra Giuseppe De Vincenzo avevamo partecipato al mondiale a Singapore, arrivando secondi. Subito dopo quel risultato ci siamo detti che dovevamo riprovarci: ci siamo qualificati per il Galles e siamo riusciti a salire sul tetto del mondo conquistando il titolo di campioni del mondo.
Un titolo di campioni del mondo conquistato portando l’eccellenza del Piemonte e i piatti tipici del nostro territorio, come lo zabaione.
Assolutamente. Sono molto patriottico e tengo a rappresentare al meglio la cucina piemontese, anche perché sono cresciuto cucinando con mia nonna tra ravioli del plin, tonno di coniglio, zabaione e tajarin. Nel menù del mondiale abbiamo voluto rappresentare un viaggio in Italia in primavera, partendo dal Piemonte e arrivando in Puglia, regione natale del mio compagno di squadra. Abbiamo così presentato i ravioli ai 40 tuorli, lo zabaione al Moscato d’Asti e la salsa al Vermouth di Torino.
Si tratta di prodotti tipici della nostra zona. Hai girato il mondo portando la cucina piemontese e italiana: qual è il piatto della nostra tradizione più apprezzato all’estero tra quelli che hai fatto conoscere?
Grazie alla Regione Piemonte ho avuto l’opportunità di rappresentare la nostra cucina all’estero. A febbraio siamo andati ad insegnare la cucina piemontese agli arabi, mostrando loro come preparare il risotto. Abbiamo spiegato passo dopo passo la preparazione del risotto all’italiana e in chiave piemontese con prodotti tipici come il gorgonzola, le noci e le mele caramellate di Cuneo. Sono rimasti molto colpiti nel capire che il riso si può cucinare senza semplicemente bollirlo.
Un vero cambio di paradigma per loro.
Assolutamente, è stato anche divertente. L’assessore Bongiovanni rideva perché avevo preparato le postazioni con il brodo caldo e il riso in pentola per la tostatura. Quando ho dato il via allo show cooking, ho visto metà delle persone prendere il riso e buttarlo direttamente nel brodo. Li ho fermati subito per spiegare che bisognava prima tostarlo. Quando hanno capito che si può fare un risotto ben mantecato e non bollito, sono rimasti davvero colpiti.
È una grande soddisfazione personale esportare non solo i prodotti del Piemonte, ma anche attitudini in cucina che altre culture non conoscono.
È bellissimo vedere le reazioni della gente. Cose che per noi sono semplici e abituali all’estero appaiono incredibili. Al mondiale ho portato i ravioli ai 40 tuorli, che per noi sono quasi la normalità. Ai mondiali c’era il “Premio Bonus” che assegnava ben tre punti, una cifra enorme in una gara di cucina visto che a Singapore eravamo arrivati secondi per soli 0,2 punti dal primo. Per vincere il premio Innovazione avevamo studiato macchinari complessi, ma alla fine lo abbiamo vinto proprio grazie ai ravioli ai 40 tuorli, senza dover ricorrere a strumenti super tecnologici.
Un’innovazione emersa attraverso la tradizione. Per concludere, visto che siamo nel padiglione della Regione Piemonte, qual è un prodotto d’eccellenza della nostra regione a cui sei particolarmente legato?
Ne ho tanti, ma se devo sceglierne a cui sono legato scelgo il coniglio. Sono cresciuto con il tonno di coniglio.
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