
Una lettera stampatello di due pagine consegnata ai giudici al posto della sua presenza in aula. Si è svolta a porte chiuse, al Palazzo di Giustizia di Torino, l’udienza del Tribunale del Riesame chiamata a decidere sulla sorte giudiziaria del 42enne accusato della grave violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 13 anni, avvenuta lo scorso fine agosto all’interno di un minimarket cittadino.
Mentre i magistrati valutano l’appello della Procura, che chiede a gran voce il ritorno in carcere dell’uomo, l’indagato — attualmente in libertà con il solo obbligo di firma dopo la decisione del gip — ha fatto pervenire un lungo memoriale siglato con la sua legale, l’avvocata Francesca D’Urzo. È la sua prima ammissione di colpa dall’inizio della vicenda.
La confessione nella lettera: «Dispiaciuto per la bambina, non accadrà più»
Tra le righe del manoscritto, redatto con l’assistenza di un interprete, il 42enne esprime per la prima volta rimorso per l’aggressione: «Sono molto dispiaciuto per quello che ho fatto alla bambina. Me ne vergogno profondamente. Non dovevo permettermi e sono sicuro che non capiterà più nulla di simile».
Oltre al pentimento, la difesa formalizza una richiesta di supporto psicologico e un drastico cambio di vita per dimostrare l’assenza di pericolosità sociale:
- Supporto specialistico: L’indagato dichiara l’intenzione di frequentare un corso d’italiano per poter accedere alle attività di un centro d’ascolto per uomini autori di violenze.
- Addio al pubblico: L’uomo fa sapere ai giudici di non voler mai più lavorare a contatto con i clienti («Cercherò una mansione defilata, magari come lavapiatti»).
- Mantenimento della famiglia: Il 42enne motiva la volontà di restare in Italia spiegando di dover inviare i mezzi di sostentamento alla moglie e ai tre figli in Bangladesh.
L’uomo si dice inoltre spaventato dal clima d’odio e dalla reazione del quartiere — la cui pressione lo costringe attualmente a vivere nascosto presso conoscenti — pur ammettendo che la gogna mediatica lo ha «aiutato a comprendere l’errore».
La Procura insiste: «Rischio di fuga e di reiterazione del reato»
Di avviso opposto resta la linea dell’accusa. La PM Eleonora Sciorella continua a sollecitare la custodia cautelare in carcere, evidenziando profili di spiccata pericolosità:
- Pericolo di reiterazione: L’escalation di abusi consumata nel giro di pochissimi minuti fa ritenere la condotta dell’uomo una minaccia per l’incolumità pubblica.
- Pericolo di fuga: La mancanza di una residenza fissa o di un domicilio idoneo (l’uomo vive provvisoriamente stipato con altri connazionali) rende precaria la sua reperibilità.
- Pressioni amministrative: Sullo sfondo resta anche la posizione del Viminale, che valuta la revoca della protezione speciale, unita all’avviso orale già emesso dalla Questura.
La difesa ha risposto chiedendo il rigetto del ricorso della Procura e offrendo, in subordine al carcere, la misura del divieto di avvicinamento con l’applicazione del braccialetto elettronico.
Il Tribunale del Riesame si è riservato la decisione: i giudici avranno fino a venti giorni di tempo per depositare la pronuncia che stabilirà se l’indagato dovrà varcare nuovamente la soglia del carcere.