
4 5 6 di Mattia Torre arriva al Teatro Gioiello di Torino il 10 e 11 maggio. Una commedia amara sulla famiglia e sull’amore che si trasforma in odio nelle quattro mura di casa. Ne abbiamo parlato con l’attore protagonista Massimo di Lorenzo.
4 5 6 è una commedia che affronta il conflitto familiare. Una tematica sempre più attuale.
E’ una commedia che non si ispira ad aspetti necessariamente drammatici, ma comunque di attualità, sociali soprattutto, e però Mattia Torre li racconta con il suo umorismo e in qualche modo li ribalta in una chiave comica, ma che non significa sminuirli o renderli più superstiziali, bensi dare una visione alternativa a un punto di rischio diverso, che è stata la sua specialità in tutte le cose che ha scritto.
Una pratica che ha quasi sempre svolto Torre…
Anche addirittura sulla sua morte, ne La linea verticale, la serie che è stata scritta per Rai Play, in cui lui ha raccontato il suo dramma in ospedale, il tumore, raccontandolo con un’ironia potentissima, pur rimanendo ovviamente nel suo dramma. In questo caso, in 4 5 6, si racconta la chiusura di questa famiglia e il loro scaricare le loro emozioni sugli altri, anche la loro violenza, però con qualche rumore, in questo caso con la commedia dark.

La famiglia in questo senso riflette su se stessa l’ostilità che vive all’esterno.
Sì esatto, ma è anche dovuto poi alle paure che è uno dei componenti di questa famiglia che ha e che scarica sugli altri e lo porta a delle chiusure: paura di tutto e paura di tutto il mondo fuori. Infatti anche scenicamente è uno spazio chiuso da cui questi non escono. Una cosa che mi divertiva di Mattia è quando raccontava più o meno l’idea, un po’ sul mondo, di tutte le notizie, di stragi familiari, lo colpiva il fatto che la famiglia che dovrebbe essere un luogo di protezione, di sicurezza, invece spesso potrebbe essere il luogo dove rischi di più di tutti di morire.
Lo spettacolo è da anni che lo portate in giro con grande successo. C’è una cosa che ti ha colpito di più della risposta pubblico?
Come sai è un linguaggio inventato, una lingua inventata da Mattia, ed è l’aspetto più geniale dello spettacolo e spesso capita che il pubblico magari fa un po’ di resistenza e inizia a capire cosa si dicono, ma la cosa bella è che spesso anche ieri sera, come ho fatto qui a Bologna, c’era gente che diceva: “non ho capito nulla, ma mi ha emozionato, mi ha divertito, anche se non capivo niente”. Questo è uno dei casi più estremi ovviamente, perché in realtà si capisce questo linguaggio, anzi è una cosa bella che riesci a riconoscere in termini, però anche quando non lo capisci ti arrivano delle emozioni forti, quindi è qualcosa di ancora più puro in certi aspetti, questa è una cosa che mi colpisce soprattutto.

Che cosa manca oggi dello sguardo di Mattia Torre?
Noi amici ci siamo sempre chiesti ma cosa sarebbe detto sul periodo del Covid (Mattia Torre è morto nel 2019), e cosa avrebbe scritto. Poi in questi ultimi sei anni sono successe tantissime cose nel mondo, drammatiche, la società si è trasformata, e appunto immaginare come lui li avrebbe raccontati, questi cambiamenti, questi eventi, è qualcosa che ci manca tantissimo, e non riusciamo neanche a immaginarlo, perché la sua capacità era questa: di rilanciare con una chiave non ottimistica ovviamente, ma ironica, e ci manca molto questo.
Infine, perché il pubblico deve venire a vedere 4 5 6?
Lo dico da spettatore, è un gioiello di scrittura raro, è qualcosa che il pubblico deve conoscere, perché ti apre proprio la mente, e allo stesso tempo fa anche molto ridere, è molto divertente. Però poi ha degli aspetti in cui ci si identifica rispetto a quelle che sono le paure che ci negano l’esistenza, e a volte, questa la paura può portare alla morte. Quindi secondo me per il pubblico è un’occasione per vivere delle emozioni forti, ma con lo stupore di un testo che non troverai in nessun altro spettacolo. Ecco, secondo me è un spettacolo unico.