Le grandi deposizioni che si rinnovano in aula. Insieme alle emozioni

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Logo-Fuori-Udienza-300x131 Le grandi deposizioni che si rinnovano in aula. Insieme alle emozioniLa giornata dei grandi testimoni incomincia con Sergio Chiamparino. L’agenda dei politici comanda sempre, e forse anche la volontà di non incrociare all’uscita i cronisti e le loro domande sulla campagna elettorale. Domande che sarebbero monotone almeno quanto quelle che gli pongono in aula: la conoscenza e gli incontri con Furchì, il quale ascolta con la consueta attenzione; sempre più smagrito, ma ristabilito rispetto ai malanni che gli avevano fatto saltare il processo per maltrattamenti in famiglia. Al solito in aula si parla di molte cose, ognuna delle quali tocca assai poco i fatti per cui si procede.

Donna Angelica Corporandi d’Auvare indossa un vestito blu notte con scarpe alte in tinta. Riservata come sempre, tesa più che mai. Poche le domande per lei: le parti concordano di ritenere valide le dichiarazioni rese in tribunale, quando il processo era ancora per tentato omicidio. Il tutto anche sulla scorta delle raccomandazioni dell’avv. Zancan: Angelica soffre molto, la deposizione va limitata al minimo indispensabile. Sufficiente, comunque, a parlare della situazione economica dopo l’agguato: la famiglia ha fatto quadrato, dice la vedova.

Un enorme senso di insicurezza. Incolmabile. Un costante senso di nausea. Difficile trattenere le lacrime per Antonella, sorella di Alberto, mentre racconta le sensazioni che invariabilmente la accompagnano da due anni a questa parte. Lo strazio della madre  quando entra in studio e vede quella stanza sempre vuota: perché naturalmente l’ufficio di Alberto è rimasto di Alberto, nessuno ha toccato nulla o quasi. Tutti altri temi e toni rispetto alle domande della difesa, che punge su singole vertenze seguite dallo studio legale Musy. I legali di Furchì contestano le risposte in aula, discordanti secondo loro da quanto dichiarato subito dopo il tragico agguato. Antonella si irrita, racconta delle risposte date alla polizia giudiziaria in ospedale, poche ore dopo quei colpi di pistola: risposte date in mezzo alle mille voci di quel momento. Amanti della vittima, crisi di coppia e mille dicerie. Difficile dare quelle risposte, ancor più difficile ricordarle. Un po’ di irritazione, poi tutto rientra.

Ancora due testimoni al banco: la politica, l’università, le mille iniziative di un personaggio dal carattere dinamico (la definizione è della sorella). L’orologio sopra il banco dei testimoni segna da sempre le 4:16. Segno del tempo che si è fermato, da due anni a questa parte, per la famiglia e non solo.

Roberto Codebò