
Il consiglio nazionale del Coni ha da poco dato la sua approvazione all’unanimità per la presentazione ufficiale della candidatura ai Giochi Olimpici invernali 2026. Le sedi scelte saranno Milano, Torino e Cortina. Una soluzione “low cost” da 376,65 milioni di euro (contro i 648 previsti da Torino per la sua candidatura unica), che pone sullo stesso piano le 3 città candidate.
La sindaca di Torino Chiara Appendino ha però espresso perplessità per quanto riguarda il masterplan e la sua organizzazione: “la candidatura compatta di Torino è la scelta migliore per il Paese”. A motivare questa affermazione secondo la sindaca c’è anche la scelta di affidare agli impianti piemontesi solo alcune discipline. In particolare, il Coni prevede parte delle gare di sci a Sestriere, mentre hockey maschile e speed skating a Torino. Su questo punto in particolare anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ha più di qualche dubbio: “Ci sono aspetti che vanno seriamente approfonditi” ha dichiarato l’ex sindaco di Torino. Per Chiamparino sarebbe irrazionale costruire un nuovo impianto di bob a Cortina (spendendo un centinaio di milioni), quando a costo ridotto si potrebbe risistemare quello già presente a Cesana ed utilizzato nelle Olimpiadi invernali del 2006.
La sindaca Appendino, ribadendo la preferenza a presentare Torino come candidata unica, si è detta comunque disponibile a esporre al Coni le sue osservazioni e le sue perplessità, tenendo presente che il capoluogo piemontese “rimane in attesa delle valutazioni più approfondite annunciate dal sottosegretario Giorgetti e di una attenta analisi costi/benefici, richiesta dal sottosegretario Valente”.
Per il presidente del Coni Giovanni Malagò la “candidatura a 3” rappresenta un atto di coraggio, che potrebbe alla fine essere vincente. Ciò che non convince Malagò nella soluzione di Torino come unica candidata sarebbero principalmente i costi, circa il doppio rispetto alla proposta del Coni, e la scelta dell’area ex Thyssen come villaggio olimpico. Quest’ultimo punto in particolare non è stato molto apprezzato dal Coni, data la necessità di bonifica dell’area dall’amianto e del suo rifacimento, per un costo di circa 110 milioni.
