
Le imprese torinesi risentono, come quelle di tutto il Paese, del rallentamento dell’economia a livello mondiale, europeo e nazionale. Ma i dati delle aziende sotto la Mole sono migliori del resto d’Italia e la fiducia del comparto industriale torinese è più alto che in altri territori.
Sono i sintesi i dati delle “Previsioni delle aziende piemontesi per il IV trimestre 2023” presentati oggi, lunedì 9 ottobre, all’Unione Industriali di Torino.
“C’è un flessione, soprattutto nell’export – ha detto il presidente dell’Unione Industriali Torino, Giorgio Marsiaj – ma come aziende dobbiamo continuare a investire, lavorando in un’ottica di contesto regionale europeo. Le imprese devono investire per mantenere la competitività sui mercati internazionali, anche come scelta di sostenibilità“, nei confronti dei consumatori finali, sui quali incidono le maggiori difficoltà dovute alla recessione, al sempre maggiore costo del denaro e all’indebitamento, alla costo della vita in aumento e alla conseguente crisi di consumi, ha sottolineato Marsiaj.
I dati presentati oggi confermano uno scenario peggiorativo del clima di fiducia, già rilevato a giugno, con indicatori in regresso per produzione, ordini ed export, quelli rilevati dall’indagine congiunturale realizzata a settembre tra le quasi 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese.
Ciononostante, non ci si trova a doversi confrontare con segnali particolarmente critici, anticipatori di una vera e propria svolta recessiva. Ne sono conferma alcuni dati importanti, a partire dalla tenuta dell’occupazione e degli investimenti (per quanto non particolarmente brillanti), o come la stabilità degli indicatori finanziari (ritardi negli incassi e tempi di pagamento), l’elevato tasso di utilizzo degli impianti (vicino all’80% anche nell’industria), il modesto ricorso alla CIG a livello complessivo, anche se in lieve aumento rispetto a trimestre precedente. Viceversa, in negativo va segnalata la marcata accelerazione dei prezzi (materie prime, energia e trasporti).
Le indicazioni delle imprese torinesi risultano decisamente più favorevoli rispetto a quelle dell’intero campione piemontese; non si registra infatti il raffreddamento del clima di fiducia osservato a livello regionale e nella manifattura gli indicatori registrano un miglioramento rispetto allo scorso trimestre, contrariamente a quanto osservato a livello regionale.
La tensione in Medio Oriente, con gli attacchi terroristici in Israele, aumentano le incertezze globali, già provate da due anni di guerra tra Ucraina e Russia.
“Le indicazioni delle nostre imprese sono ben allineate a quanto emerge da analoghe indagini condotte a livello nazionale e internazionale. In tutti i paesi avanzati e in Italia si registra un peggioramento della fiducia, più o meno rilevante; e una migliore tenuta dei servizi rispetto alla manifattura. La situazione si è fatta senza dubbio più difficile, con l’inflazione che resta elevata, prospettive di mercato più incerte e una politica monetaria ancora restrittiva. Tuttavia, le imprese torinesi registrano una buona capacità di tenuta, con attese superiori alla media regionale. Circa un quarto di esse preannuncia un aumento dei livelli produttivi, una prospettiva migliore rispetto a quella dei colleghi del resto della regione che ne conferma il ruolo trainante per tutto il Piemonte, lasciando ben sperare sull’andamento dei prossimi trimestri. Pur con le preoccupazioni legate a un contesto internazionale che in questi giorni si è ulteriormente aggravato con i drammatici eventi in Israele“, ha ancora rimarcato il presidente dell’Unione Industriali Torino.
Nel corso della presentazione è stato fatto anche un focus sul Settore Legno, che interessa 68mila imprese, 300mila addetti e un fatturato di 56 miliardi di euro, a livello nazionale, e 3.000 imprese, 11mila addetti e 1 miliardo e mezzo di euro di fatturato a livello piemontese.
Matteo Mazzoni, presidente Associazione Legno Unione Industriali Torino, ha segnalato una flessione del mercato: “Ma il nostro è un settore nel quale non vediamo una recessione, almeno nell’immediato”.
La situazione del settore legno dell’anno in corso si presenta ancora incerta e offre comunque segnali di contrazione: l’andamento del 2023 paga pesantemente la forte onda positiva del 2022, trainata da prezzi di vendita elevati (perlopiù, fuori mercato) che hanno permesso di realizzare buoni risultati economici sia alle piccole che alle medie imprese. Ma la mia percezione è di uno scenario che inizia a manifestare alcuni segnali di ripresa per il comparto, che dovrebbero consolidarsi nel prossimo anno. Da qualche mese registro un risveglio dei mercati di Germania e Francia come da tempo non si vedeva e da cui potrebbe giungere l’energia necessaria a farci ripartire. Il nostro sistema è normalmente legato alle dinamiche dell’export e vi sono termometri significativi, come ad esempio i volumi produttivi di pallets. Il Piemonte, area tradizionalmente vocata al legno e seconda nel Paese per superficie boschiva, può contare su una rete di piccole e medie imprese ad alto valore aggiunto qualitativo, animate da quella cultura del lavoro tipico del sistema manufatturiero piemontese, che ritroviamo in processi aziendali performanti e in una competitività che ne fanno un simbolo del made in Italy. L’Associazione Legno che rappresento mira proprio a stimolare l’eccellenza e aiutare le imprese ad attrezzarsi per affrontare le sfide del futuro, proponendo scenari e modelli partendo dall’analisi del contesto corrente. In tal senso, stiamo organizzando per fine novembre un convegno su un tema di stretta attualità come la sostenibilità ambientale delle nostre produzioni e il rapporto con le condizioni climatiche e ambientali“, ha detto Mazzoni.