
“Sentivo un profondo desiderio di evasione. Mi richiudevo liberamente in me stesso. La notte, la musica e le stelle cominciarono ad avere una parte sempre più importante nei miei quadri.”.
Con queste parole di Joan Mirò anticipa mille emozioni che ti invadono visitando la mostra che, per il 40° anniversario dalla morte dell’ artista, Torino ha deciso di rendergli omaggio con la grande antologica “Mirò a Torino” curata da Achille Bonito Oliva. Ospitata nel Mastio della Cittadella, ex fortezza sabauda che per l’occasione ha colorato le sue austere stanze creando la giusta location per inchiostri, oli, spruzzi matite e pennelli di un Mirò gioioso e ludico. Il progetto riunisce più di 100 opere provenienti da collezioni private in collaborazione delle gallerie francesi Lelong, Tamenaga e la Présidence e della galleria svizzera Bailly. Il percorso è suddiviso in 7 aree tematiche: ceramica, poesia, litografie (stampate da Mourlot grande stampatore di fama mondiale), dipinti, specchi, manifesti e musica. L’attenzione si è concentrata sulla trasformazione del linguaggio pittorico che si sviluppò tra gli anni ’20 e ’30, un periodo particolarmente dinamico che portò Joan Miró ad associarsi a Pablo Picasso, Te Compare Ristan Tzara e Max Ernst.
La sensazione durante la visita è di una continua vivace animazione con linee, forme e colori, che trae ispirazione dalle pitture rupestri, dall’immaginario africano e dalla spiritualità per creare nuovi e possibili codici di comunicazione attraverso la pittura. Oltre a dipinti, acquarelli, disegni, sculture, ceramiche, litografie, acqueforti e bozzetti per il balletto “Le Bal Mirò” di Silvano Bussotti, è presente anche un lavoro fotografico privato in cui viene offerto un inedito “ritratto” ” della vita privata dell’artista, firmata da Man Ray. Interessantissime la serie delle “Costellazioni” in cui l’artista dialoga con i corpi celesti “…quando dipingevo le Costellazioni pulivo i miei pennelli su un nuovo foglio di carta che diventava così lo sfondo dell’opera seguente. Avevo dato ai dipinti dei titoli molto poetici perché così avevo deciso e perché tutto ciò che mi restava allora al mondo era la poesia”.
Pur essendo la sua un’arte astratta è storicamente acclarato che la sua è una proiezione anche onirica di emozioni e di ricerca di un linguaggio universale.
Mostra per tutti, grandi e piccini, magari anche in previsione di una visita a Barcellona e Palma di Maiorca nelle omonime fondazioni dove sono esposte migliaia di opere.
Fino al 14 gennaio 2024
“Mirò a Torino”
Mastio della Cittadella: corso Galileo Ferraris
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