
Tanti nuovi titoli e alcune conferme: tra pochi giorni inizierà la nuova stagione del Teatro Regio di Torino. Ne abbiamo parlato con il suo direttore artistico, Cristiano Sandri che ci ha raccontato le scelte che hanno indirizzato il cartellone di questa annata.
Dopo La Meglio Gioventù dello scorso anno, il titolo di questa stagione sarà Rosso, che è il colore della passione: che cosa rappresenta questo titolo in un momento come quello attuale?
Ci siamo interrogati molto per trovare un titolo che fosse efficace e in qualche modo originale e che potesse raccontare la stagione in maniera anche da incuriosire il pubblico che la vedesse annunciata. E devo dire che, alla fine, abbiamo trovato un titolo interessante: il rosso richiama il colore del sangue e il sangue è naturalmente ciò che sta alla base delle passioni umane, che sono sia passioni positive come le passioni amorose, l’entusiasmo della gioventù, la voglia di vivere, di sperimentare, di combattere i propri ideali. Dall’altro lato possono essere invece delle passioni estremamente nefaste e negative, come il desiderio di vendetta, il desiderio di uccidere o anche il desiderio di suicidarsi, il desiderio comunque di provocare delle battaglie e delle lotte.
E tutto ciò noi lo ritroveremo in questa stagione.
Certo, soprattutto nel melodramma: i melodrammi che compongono questa stagione, cosi come anche i balletti: tutte queste passioni sono assolutamente protagoniste e molto ben rappresentate.
La nuova stagione vede dieci titoli. Lei ha descritto questa nuova stagione come “un gesto di fiducia nella forza trasformativa della musica e nel potere visionario della scena”, quindi quanto di nuovo avete cercato di apportare in questa nuova stagione?
Abbiamo cercato di portare alcuni titoli nuovi, come ad esempio Le Dialogue des Carmelites, che è un grande capolavoro del Novecento del repertorio francese, e che non è mai stato rappresentato a Torino. Poi riportiamo a Torino un titolo ingiustamente molto poco frequentato che è la Francesca da Rimini di Zambonai che aprirà anche la stagione e che è stata scritta per il Teatro Regio di Torino nel 1914. Portiamo degli altri titoli molto importanti, forse meno rari: il Maxwell diretto dal maestro Muti che sarà assolutamente straordinario. Quindi anche da un punto di vista musicale la stagione si propone di colpire e di attirare lo spettatore con proposte molto interessanti.

Quattro saranno i nuovi allestimenti.
Per quanto riguarda gli allestimenti, saranno tutti di un certo peso. L’opening stagionale, Francesca da Rimini, è stata affidata ad un giovane regista che l’anno scorso ha ricevuto il premio Abbiati per la migliore regia nel circuito lirico Lombardo. Poi avremo Macbeth con la regia di Chiara Muti, I Puritani con la regia di Piero Emanuele Rousseau e infine la Tosca con la regia di Stefano Poda. Quindi dal punto di vista delle nuove produzioni sicuramente avremo sfoggio di grandi artisti e anche molto diversi tra di loro.
Quindi, un’offerta molto larga…
E stilisticamente anche molto varia. Per quanto riguarda gli allestimenti non nuovi non posso non citare i dialoghi a firma di Robert Carson, altro grandissimo artista che manca da un po’ di anni a Torino ma che ha firmato allestimenti memorabili qui. Questi dialoghi hanno quasi 30 anni, quindi un allestimento possiamo definire ormai storico che debuttò ad Amsterdam molti anni fa. Poi non dimentichiamo La Cenerentola che arriva dal maggio musicale fiorentino a firma di Manu Lalli: un allestimento molto caratterizzato dal ritorno alla fiaba originale di Pearl Hall, quindi molto colorato, divertente, animato e anche Il Ratto dal Serraglio che arriva da Versailles. Qui avremo invece un taglio più tradizionale ma sempre interessante e variopinto. Quindi abbiamo cercato davvero di comporre la stagione avendo in mente tutte le possibili aspettative del nostro pubblico.
La scorsa stagione si era parlato molto dell’importanza dei giovani, quest’anno come avete pensato di avvicinare il pubblico giovanile?
Intanto continuano le anteprime giovani che è un progetto che ci sta dando enormi soddisfazioni: questa consiste nell’aprire una delle due prove generali agli under 30 che con 10 euro possono assistere allo spettacolo. Abbiamo avuto quasi sempre la sala piena di giovani attenti ed entusiasti, incuriositi e felici di stare a teatro e questo per noi è già un risultato grandioso. Inoltre, faremo degli spettacoli dedicati ad un pubblico più giovane o comunque meno esperto al Piccolo Regio, che è una sala a cui noi dedicheremo altrettanta attenzione, infatti c’è una programmazione parallela in questa piccola sala dove facciamo spettacoli per ragazzi più giovani, ma anche per un pubblico di famiglia o comunque di adulti che sono meno abituati a frequentare l’opera.

In un momento come quello attuale, in quale modo l’arte può avvicinare il pubblico a certe tematiche, lo può ancora fare secondo lei?
Assolutamente sì. Le battaglie, le lotte, i contrasti sono molto presenti in queste opere: in particolare in Francesca Da Rimini, i dialoghi carmelisti e puritani hanno nella loro storia grandi contrasti di famiglie, di clan, di popoli e quindi il conflitto fa parte della storia del melodrama, ne ha sempre fatto parte e quindi in questo senso è ancora molto attuale. Però credo che quello che si deve proporre il teatro è cercare di non dimenticare quello che sta avvenendo nella nostra vita quotidiana, nel mondo, ma anche di provare a far passare allo spettatore qualche ora in cui questo dramma viene sublimato dalla musica, dalla messa in scena. Sarebbe un modo anche per poter provare un po’ di sollievo e di pace, di serenità rispetto a una realtà quotidiana che purtroppo ci mostra davvero delle tragedie dalle quali non si può che rimanere scioccati e augurarci che al più presto le cose provino a tornare, non dico ad una normalità che mi sembra molto lontana, ma comunque ad una situazione meno drammatica di quella attuale.
Infine, le chiedo perché invita il pubblico a seguire la nuova stagione del Teatro Regio.
E’ una stagione che presenta dei titoli molto interessanti e meno frequentati accanto a titoli invece del grande repertorio con grandi interpreti. Non vorrei dimenticare di citare il nostro nuovo direttore musicale Andrea Battistoni, col quale siamo felici di aver iniziato questa collaborazione che sta già dando dei bellissimi frutti e che dirigerà il titolo inaugurale e il titolo finale della stagione, oltre a tre concerti della stagione sinfonica. Questa stagione è un modo per attrarre a Torino un pubblico anche non torinese, oltre a mantenere la fedeltà del pubblico torinese che in questi anni ha sempre seguito con grande effetto il teatro.