
Ubi Maior sarà in scena dal 19 dicembre al Teatro Gioiello di Torino. Una commedia amara tra sorrisi e rivelazioni che vedrà protagonisti Leo Gassmann e Sabrina Knaflitz. Ecco la nostra intervista a Sabrina Knaflitz.
Questo spettacolo, Ubi Maior, presenta tanti temi tra quali troviamo anche la scelta e il dilemma morale, soprattutto per il protagonista. Temi molto attuali…
E’ uno spettacolo che parla di una famiglia disfunzionale dove nessuno è come sembra e in seguito a vari accadimenti tutti dovranno rivelarsi per quello che sono. È una famiglia un po’ sull’orlo di una crisi di nervi, ma tocchiamo tante tematiche. Si parla di social e di tante altre cose. Soprattutto il mio personaggio Lorena, che è la mamma di un campione olimpico interpretato da Leo Gansman, nasconde un suo profondo cambiamento che ancora non ha rivelato né a suo marito né al figlio. È una commedia, comunque una commedia di situazione, una commedia amara, ma si sorride anche.
Lo spettacolo, inoltre, mette in luce anche il rapporto tra genitori e figli e anche quanto i figli possano essere importanti e risorse per i genitori stessi.
Sì, infatti in questa storia, scritta da Franco Bertini e diretta da Enrico Maria Malamanna, sarà proprio il figlio Tito a risolvere vari problemi che hanno creato i suoi genitori, sia il padre che la madre. Poi c’è un quarto personaggio interpretato da Barbara Begala, che è una mia amica misteriosa e che sarà importante nel risolvere le dinamiche familiari. Infine c’è il personaggio di Matteo Taranto, Gian Carlo, che è ossessionato da questo video che gira in rete con milioni e milioni di visualizzazioni, dove lo vede protagonista di un accadimento non simpatico che sottolinea quanto ormai i social possano influire nella nostra quotidianità, addirittura nel nostro umore, nei rapporti con gli altri, nelle relazioni con gli altri.

Questo spettacolo, inoltre, sarà il debutto di suo figlio Leo a teatro. Che sensazione prova a vivere da genitore il debutto a teatro di suo figlio?
Innanzitutto, una grande gioia condividere il palco con Leo, anche perché è il suo debutto teatrale. Però quando si è sul palco ci si dimentica che siamo madre e figlio, perché si è talmente concentrati sui personaggi, sulle battute, sull’ascoltare tutti gli altri attori, che scompare un po’ questa cosa. Indubbiamente c’è un feeling molto evidente tra di noi, che è nato sul palco. Insomma, c’è molta sintonia tra noi due.
Il teatro, dopo la crisi legata al covid, ha ripreso vivere in maniera molto importante rispetto al cinema che ancora sta subendo una sorta di calo…
Allora, il teatro è un posto unico e magico, perché per vedere il teatro ti devi recare a teatro. Quindi è l’unica forma di spettacolo dove devi essere presente e quindi ovviamente non sarà mai sostituito da nient’altro. Perché un film si può vedere sulle piattaforme, e lo puoi vedere addirittura su un cellulare. Il teatro invece è un luogo, uno spazio dove la gente va e si condivide un’emozione: c’è comunque una connessione tra pubblico e attore. Ci si ascolta, si respira insieme e quindi credo che sia, soprattutto di questi tempi, fondamentale.

In chiusura, perché invita il pubblico a seguire questo spettacolo che sarà venerdì, sabato e domenica al Teatro Gioiello di Torino?
Invito il pubblico a vedere questo spettacolo perché io credo che ci si possa riconoscere ed è uno spettacolo che porta poi a dire la verità, a rivelarsi per quello che si è. Quindi invito il pubblico a venire per sentirsi poi più se stesso, più libero.