Inchiesta Referendum Acqua: quesiti e pareri [video interviste]

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24 maggio 2011
GUIDA AL SERVIZIO IDRICO NEL TORINESE

Difficile immaginare, quando si apre il rubinetto, il meccanismo complesso che sta “alla fonte” dell’acqua che scorre tra le nostre mani. Per questo la redazione di Zipnews ha pensato di fornire ai lettori alcune informazioni, per quanto riguarda il Torinese. Nell’Ato 3 (ambito ottimale torinese, costituito secondo quanto stabilito dalla cosiddetta legge Galli del 1994) il gestore unico del servizio idrico integrato (fornitura dell’acqua, gestione dei deputatori e delle fognature) è Smat (Società metropolitana acque Torino), società per azioni di proprietà interamente pubblica. Il gestore operativo nel Pinerolese è, invece, Acea. “Smat si avvale – spiega Roberto Ronco, assessore all’Ambiente della Provincia di Torino – di gestori che vengono chiamati ‘salvaguardati’, come l’Acea, o altre piccole realtà che, conoscendo bene alcune situazioni locali, sono in grado di integrare il lavoro di Smat”.
L’Ato 3 comprende un territorio interamente situato in provincia di Torino ed è costituito da 306 Comuni raggruppati in 6 Comunità montane e 13 Aree territoriali omogenee. Smat ha “285 soci, tutti Comuni della provincia di Torino, che partecipano direttamente con azioni”, spiega Paolo Romano, amministratore delegato Smat. Il maggiore azionista è il Comune di Torino. “Smat è una realtà ritenuta tra le più significative a livello internazionale – aggiunge l’ingegnere – Siamo tra la terza e la quarta realtà in termini di Comuni serviti, quantità d’acqua erogata, acqua raccolta, acqua depurata, e quindi tutela dell’ambiente”. Quanto al numero di dipendenti, “come casa madre abbiamo 900 addetti – dettaglia Romano – poi abbiamo una serie di società di progettazione, di gestione sul territorio, e in totale arriviamo a circa 1050 addetti. Il fatturato di Smat è di 270 milioni di euro all’anno”.
Come si colloca il costo dell’acqua nella provincia di Torino? “È di 1,3 euro al metro cubo – spiega l’ad Smat – che è uno dei costi più bassi a livello nazionale”. Inoltre il capoluogo piemontese vanta un fiore all’occhiello: “A Torino abbiamo l’impianto di depurazione più grande a livello nazionale”. Riguardo ai fatti recenti che hanno visto coinvolta l’azienda, con lo scioglimento della società Acque potabili siciliane, partecipata da Smat circa al 9 per cento, l’Agenzia per i servizi pubblici locali di Torino ha dichiarato che tale perdita non potrà non gravare anche sui cittadini torinesi. Secondo Romano, invece, non ci saranno conseguenze negative, perchè partecipazioni come queste “se ci sono criticità, vengono coperte con i fondi delle attività ‘commerciali’ (side business) e non con quelli del servizio idrico integrato (core business)”.
Quanto all’imminente referendum dei giorni 12 e 13 giugno, che riguarderà anche la gestione del servizio idrico in Italia, l’ad Smat non si sbilancia, dichiarando di essere in attesa fiduciosa dell’esito della consultazione, mentre secondo l’ad di Acea, Francesco Carcioffo, “non si può dire sì al privato e no al pubblico, ma neanche viceversa. Quello che bisogna fare è invece mettere dei parametri”. Infatti “dire che tutto quello che è pubblico è inefficiente – aggiunge Carcioffo – e tutto quello che è privato è efficiente è una semplificazione senza significato. Noi riteniamo di essere efficientissimi come pubblici, avendo meno di un addetto in ogni Comune che gestiamo. Abbiamo tariffe bassissime, le seconde più basse d’Italia. E, anche se ci sono molte aziende pubbliche in Italia che hanno dato prove negative, ci sono tante aziende pubbliche efficienti”. Guarda la video intervista all’ad Smat, Paolo Romano e all’ad Acea, Francesco Carcioffo.

13 maggio 2011
ACQUALIBERATUTTI: L’INTERVISTA AI “CONTRO-REFERENDUM”

Nessuno ha detto che l’acqua diventa privata. Tuttavia, allo stesso, tempo, l’intervento del privato per riammodernare la rete idrica è irrinunciabile. Due slogan che potrebbero sintetizzare il pensiero del comitato contro-referendum, forse meno conosciuto di quello che ha invece promosso la consultazione popolare. “Pur essendo rispettosi delle motivazioni che hanno mosso i pro-referendari – spiega Gabriele Molinari, uno dei componenti del comitato AcquaLiberAtutti – non riteniamo corretta la semplificazione del messaggio, l’idea della privatizzazione dell’acqua. Non ci sono norme sulla privatizzazione dell’acqua, che è e rimarrà pubblica. E nessuna legge o norma mette in discussione neanche il fatto che la rete sia e resterà pubblica”. “Nel decreto Ronchi – prosegue Molinari – c’è un’indicazione di una piena ed eslcusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente a istituzioni pubbliche”. AcquaLiberAtutti sottolinea, poi, l’importanza che gli enti pubblici già hanno nella gestione del servizio idrico: “La legge prevede – aggiunge Molinari – che l’organizzazione del servizio venga affidata con gara pubblica, bandita dal pubblico e con criteri che verranno indicati ugualmente dal pubblico. In casi con peculiari caratteristiche economiche, sociali, geomorfologiche ci potrà essere anche il ricorso alla gestione ‘in house’, ma non si può dire che non ci sarà comunque il rispetto delle procedure ad evidenza pubblica”. Per il rappresentante di AcquaLiberAtutti, inoltre, è garantito il controllo: “Poi c’è la possibilità per i privati di essere compartecipi di società che devono tenere conto comunque di requisiti di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, pubblicità e non discriminazione”. In conclusione, l’intervento dei privati per Molinari è necessario, “a meno che non si voglia gravare il pubblico in modo insostenibile”, perchè “sono considerati necessari 60 miliardi di euro per l’ammodernamento della rete idrica italiana”.

10 maggio 2011 
RONCO: SENZA UTILI SONO POSSIBILI CONTRACCOLPI [Video]

Se il quesito referendario sugli utili raccogliesse molti consensi, ne potrebbero derivare contraccolpi non positivi per i cittadini. È l’allarme lanciato dall’assessore all’Ambiente della Provincia di Torino, Roberto Ronco, intervistato da Zipnews sulla consultazione popolare che – salvo stop dal governo – dovrebbe svolgersi nei giorni 12 e 13 giugno. Spiega l’assessore che se vincessero i “sì” bisognerebbe “rivedere un piano d’ambito, ed escludere la possibilità che Smat (il gestore unico del servizio idrico nella provincia, ndr) consegua degli utili. E a quel punto il sistema bancario valuterà diversamente rispetto ad oggi la possibilità di sostenere gli investimenti di Smat”. Secondo Ronco, infatti, è necessario distinguere il caso in cui il servizio idrico sia gestito da una società pubblica o, al contrario, da una società privata.

La Provincia di Torino rientra nella prima opzione, poiché Smat è “una società interamente pubblica che applica un piano d’ambito in cui è previsto un sette per cento di utile, che viene riversato nel patrimonio dell’azienda o che viene in alternativa utilizzato per investimenti. E’ questo che rende Smat come spa pubblica credibile nei confronti di un sistema bancario, il quale ha finanziato molto spesso i suoi investimenti, nell’ordine dei 100 milioni di euro all’anno”. Il caso dei privati è un altro, perchè “possono avere degli utili generati a scopo di profitto, e poi stornati al di fuori delle comunità”. In conclusione, per l’assessore Ronco questa distinzione è indispensabile, anche se non viene fatta né dalla legge attuale, né dal referendum.

L’altra questione centrale è quanto i privati debbano intervenire nella gestione del servizio idrico. Per l’assessore non ci possono essere scelte “a priori”: “Come Ato Acque della Provincia di Torino, cioè come organo che controlla il lavoro del gestore unico – spiega Ronco – pensiamo che sia importante la regolazione pubblica. Cioè dobbiamo essere bravi noi a controllare le imprese, che siano pubbliche o private, affinché diano il corretto servizio al corretto prezzo. Quanto più siamo bravi, quanto più possiamo essere indifferenti rispetto alla proprietà pubblica o privata”. “Certamente la proprietà pubblica in qualche modo ci garantisce maggiormente – conclude l’assessore – perché sappiamo che se vengono fatti degli utili, ricadono sulla comunità. Se si tratta di un privato, invece, dobbiamo fare molta attenzione affinchè non ci siano utili impiegati per operazioni di investimento altrove”. Guarda il video dell’intervista all’assessore all’Ambiente della Provincia di Torino, Roberto Ronco.

3 maggio 2011
REFERENDUM ACQUA: VOTO IN BILICO, RESTA IL CONFRONTO

I sostenitori del referendum sull’acqua previsto per i giorni 12 e 13 giugno sono in rivolta, da quando il Governo ha di fatto bloccato il quesito sul nucleare: si teme un nuovo stop anche sul tema del servizio idrico. Se, comunque, la consultazione popolare andrà in porto, a metà giugno i cittadini saranno chiamati a votare su due quesiti. Il primo propone l’abrogazione dell’articolo di legge relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica, che stabilisce l’affidamento a soggetti privati attraverso gara, o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. “La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015”, spiega il comitato “2 sì per l’acqua bene comune”. Il secondo quesito propone l’abrogazione del comma secondo cui la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Il comitato “2 Sì per l’Acqua Bene Comune” spiega: “chiediamo di abrogare la normativa che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio”. Secondo uno studio del Censis, le tariffe italiane sono decisamente più basse rispetto alla maggior parte dei paesi europei, ma per Mariangela Rosolen, referente del comitato referendario torinese “i cittadini pagano il 7 % in più del dovuto, per garantire gli utili ai gestori degli acquedotti” e dunque “se al referendum vinceranno i ‘sì’, i cittadini pagheranno il 7 % in meno di bolletta”. Sul fronte opposto si schiera il comitato contrario al referendum, denominato “AquaLiberAtutti”, secondo cui la vittoria dei “sì” al referendum significherebbe “che l’incasso delle bollette non coprirà tutti i costi del servizio, che dovranno essere coperti con una apposita tassa, oppure che chiuderanno in perdita, cosa che renderà i nostri acquedotti ancora più colabrodo di quanto non siano oggi”. E aggiungono: “Le società nelle quali il pubblico ha tutte le funzioni gestionali hanno difficoltà (lo dicono i dati Confservizi), tendono all’incremento dei costi, anche per un uso in molti casi distorto delle aziende come serbatoio occupazionale. La politica e le istituzioni locali devono fare un passo indietro rispetto alla gestione ed uno avanti nell’indirizzo e controllo. I referendum, invece, vanno della direzione opposta”. Nei prossimi giorni Zipnews continuerà a pubblicare approfondimenti sui temi del servizio idrico in Piemonte e del referendum.