La classe e l’eleganza che l’avevano sempre accompagnato fino al 21 marzo 2012 non l’hanno abbandonato neppure durante quest’anno e mezzo di agonia non cosciente. E Alberto Musy ha scelto di andarsene senza clamori, senza colpi di scena, e prima che un ulteriore dilungarsi del suo stato vegetativo iniziasse a dare luogo ai soliti anticipaticissimi dibattiti infarciti di luoghi comuni sulla vita e sulla morte. E dando così forse un senso migliore al lutto di moglie, figlie e sorella, almeno per chi crede – ed è molto difficile – che nel dolore per la morte possa esservi un senso.
Uomo di classe, e uomo politico fino all’ultimo, si è premurato di congedarsi la notte prima di un’udienza sul processo per il suo tentato omicidio. Il che – se ce ne fosse stato bisogno – ha riaperto ancor più profondamente la ferita che la città avvertì fortissima quella mattina di diciannove mesi fa. Perdipiù, avvocato fino all’ultimo, Musy ha scelto di congedarsi proprio in un momento del dibattimento in cui più fitti e più intricati si attorcigliano i misteri intorno a quel 21 marzo 2012.
Stamattina, in aula, mestizia e burocrazia processuale si sono amplificate l’un l’altra sull’onda di un tempo grigio fatto apposta per la falce di sorella morte, terribilmente dolorosa anche quando porta con sé un vago messaggio di provvidenza. Assenti ovviamente vedova e sorella, che finora mai avevano mancato una puntata del dibattimento. I giudici hanno richiesto l’autopsia, atto dovuto per accertare che il decesso sia esclusivamente conseguenza dei fatti del 21 marzo 2012. Se così sarà – e ciò è assolutamente ovvio – l’imputazione a carico di Francesco Furchì muterà da omicidio tentato a omicidio consumato, e tutto passerà nelle mani della Corte d’Assise.
Conseguenze di una vaga bizzarria del nostro ordinamento, che colloca omicidio tentato e omicidio consumato sotto la competenza di due giudici diversi. Quando la morte sopravviene a distanza di tempo, l’attività processuale svolta fino a quel momento rischia di essere travolta; sempre che le parti non concordino nel conferire validità a quanto fatto finora dal tribunale, salvando il nuovo processo da tempi potenzialmente biblici.
Questioni che saranno dibattute a partire da sabato, quando il tribunale conferirà formalmente l’incarico per l’autopsia. Per il momento, Torino piange un uomo che da un anno e mezzo non aveva più coscienza, ma aveva ancora classe e eleganza da vendere.
Roberto Codebò
