Processo Furchì: canovaccio collaudato senza esame dell’imputato

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Logo-Fuori-Udienza-300x131 Processo Furchì: canovaccio collaudato senza esame dell'imputatoNon si può davvero dire che il processo Furchì non sia reiniziato dal punto in cui era terminato. Salvo che per un particolare: dopo udienze smozzicate dalla frequente diserzione dei testi citati, questa volta si è andati fin troppo in lungo, fino alle chiare esortazioni del presidente della Corte nel senso di un accorciamento della giornata in aula.
Per tutto il resto, poco di nuovo. Francesco Furchì non è più ricoverato alle Molinette: dal mese scorso, è tornato in carcere. Visibilmente ristabilito rispetto alla debolezza portatagli dal lungo sciopero della fame, e pronto dunque alla presa di posizione che tutti attendevano ma nessuno prevedeva: niente esame dell’imputato, ma soltanto dichiarazioni spontanee.
Considerando i modi e la dialettica messi in mostra dall’imputato ogni qualvolta ha preso la parola in aula, al cronista spiace un po’ che non vi sia il suo esame. Ma ampia consolazione gli è offerta da un’udienza – quella odierna – dedicata a una lunga carrellata di esperti.
Incomincia il prof. Bruno Pellero, esperto informatico. Tra esempi mutuati dal derby Genoa-sampdoria e dalle conversazioni d’amore, spiega il modo in cui le celle dei GSM si saturano, si surriscaldano e soprattutto “tirano” molto più lontano di quando si creda. Tradotto: la ricostruzione del cammino dell’assassino sulla base delle celle stesse ha un’approssimazione non di una cinquantina di metri, bensì di una trentina di chilometri…
Siccome il cammino nel senso di tragitto viene messo in così grave discussione, si passa immediatamente al cammino nel senso di andatura. Tre esperti per l’accusa e altrettanti per la difesa, a misurare tempi e modi nella deambulazione di Furchì e in quella di Casco (così si chiama per convenzione l’assassino ancora senza volto, che per l’appunto quel giorno indossava il casco). Alla fine dell’udienza, qualche collega delle agenzie incrocia il mio sguardo mimando una domanda rituale: “Che scriviamo…?”. Di certo, si potrebbero pubblicare ottimi appunti di scienze forensi. La verità processuale verrà: almeno, così si spera.
Roberto Codebò