
Da quel giorno, qualcosa cambiò. Il concetto di Margherita pareva finalmente destinato ad approdare a più alti destini. Allo scopo, intrapresi addirittura una crociata (pardon, un pellegrinaggio): in Terrasanta, nel 2010, c’era nel mio gruppo una simpaticissima infermiera di Cuneo. Che portava per l’appunto quel nome, e che mi salvò addirittura dalle acque del Mar Morto (mi era andata l’acqua salatissima negli occhi) lasciandomi però… a mezza via. Così, l’opera di depizzizzazione del concetto rimase a mezza strada anch’essa.
Fin quando, a una conferenza stampa, non incontri due occhi e un sorriso. I quali, sospinti da un corpo rapido e perfetto, hanno calcato le più alte pedane mondiali del fioretto e i palcoscenici della televisione. E che oggi ti parlano con la naturale aggraziata confidenza tanto cara a chi pratica questi sport, e che così lontano si tiene dai capricci stupidi di strapagati semidei. Brava come il mondo sa, simpatica come apprezza la platea, bella come la Luna. Mentre prendo commiato da lei, le confido: “Vado a cantare Cocciante fino a notte”. Il suo sorriso – se possibile – si fa ancora più caloroso, mentre mi incrocia ancora una volta prima di lasciare la sala.
Da oggi, ne sono certo, per me Margherita non sarà più soltanto un pizza. Mentre scrivo, una lacrimuccia bagna il cuore del poeta, che recita versi non suoi….
“…E perché quel suo sorriso possa ritornare ancora / splendi Sole, domattina, come non hai fatto ancora”.
Roberto Codebò
