Toro, un derby per chiudere un cerchio perfetto

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Photo by Valerio Pennicino/Getty Images

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Chiudere un cerchio iniziato nel 2011 e rendere impeccabile un’opera d’arte diventata sempre più affascinante. A Giampiero Ventura è rimasto un solo, grande, fondamentale obiettivo per rendere favolosa la sua gestione: vincere il derby. Perchè vent’anni senza gioie nella partita più importante dell’anno, per il Toro, rappresenta un incubo da cancellare il prima possibile, perchè battere la Juventus è l’unica missione che i granata, in questi ultimi anni, non sono riusciti a portare a termine. Da quel 25 gennaio 1995, il Toro ha vissuto sull’ottovolante, con alti e bassi che hanno caratterizzato un ventennio giunto al suo massimo picco di splendore: l’anno scorso l’Europa League, quest’anno le grandi partite fatte in campo internazionale (il capolavoro di Bilbao rimarrà scolpito nel cuore di ogni singolo tifoso) e un campionato di alto profilo nonostante le cessioni illustri della scorsa estate rendono l’idea di come, questa squadra, possa ottenere l’intera posta in palio anche nella stracittadina, unico tabù rimasto da sfatare. Ventura, mai come per l’appuntamento di domenica alle 15, sembra avere le idee molto chiare. Solito 3-5-2 con Padelli in porta, Glik, Maksimovic e Moretti in difesa. Sulle corsie laterali, spazio a Bruno Peres, l’eroe “mancato” dell’andata beffato dalla prodezza di Pirlo allo scadere, e Darmian, mentre gli interni di centrocampo saranno Vives, Gazzi ed El Kaddouri. Davanti, Maxi Lopez dovrebbe vincere il ballottaggio con Martinez e affiancare Fabio Quagliarella, l’uomo che può segnare le sorti di un derby che tutto l’Olimpico sogna di vivere da protagonista. Serviranno il cuore della gara d’andata, la testa del miracolo di Bilbao e la lucidità delle grandi gare di campionato fatte nel girone di ritorno contro Fiorentina e Roma. E quel pizzico di fortuna che a questo Toro, nei momenti decisivi, è troppo spesso mancato.