Addio a Musy, Nosiglia: chi sa trovi coraggio di parlare

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Una chiesa e una piazza gremite davanti alla Consolata a Torino per l’ultimo saluto ad Alberto Musy, il consigliere comunale Udc morto dopo 19 mesi di coma. “Il Signore susciti in chi ha compiuto questo efferato delitto o chi non ha il coraggio di parlare di quanto è a conoscenza sul fatto, un sussulto di dignità e di rimorso di coscienza che sfoci nell’assunzione delle proprie responsabilità”. Così Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino nell’omelia che ha dato l’addio al politico.
Presenti in chiesa, oltre ai familiari e al sindaco Piero Fassino, anche i leader dell’Uds Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa, il vicepresidente del Csl Michele Vietti, il questore Antonino Cufalo, il presidente della Regione Roberto Cota, il procuratore generale Marcello Maddalena, il procuratore capo Giancarlo Caselli, il presidente di Confindustria Piemonte Gianfranco Carbonato, don Ciotti. Colleghi avvocati in toga hanno atteso l’arrivo del feretro sul luogo in cui è stato posizionato. La moglie Angelica stringe mani e ringrazia. La sorella Antonella, davanti al feretro resta vicina ai suoi bambini.
Durante la cerimonia la famiglia Musy ha annunciato la nascita di una fondazione intitolata al consigliere ucciso che si occuperà di aiutare le famiglie bisognose della città.