8 Gallery basket court 1180

Arrivederci Davide. Stavolta il calcio, per te, si è saputo fermare

Posted On 04 Mar 2018

«Oggi non è volata la moneta, nessuno ha scelto il campo». Sono parole del Cinegiornale che raccontava la giornata calcistica dell’8 maggio 1949, e la mancata disputa dell’incontro Torino-Fiorentina, il primo dopo la tragedia la Superga. Quel giorno – quattro giorni dopo lo schianto fatale – tutte le altre partite si giocarono. Questa volta, su nessun campo è invece volata la moneta.

Gigi Meroni, Giuliano Taccola, Renato Curi, Piermario Morosini. La mente del cronista snocciola la tragica lista di atleti morti prima, durante o dopo una partita di calcio. In nessuno di quei casi fu possibile fermare le partite: Meroni e Taccola morirono dopo i fischi finali, Curi e Morosini mentre erano in campo. Questa volta, la morte di un giocatore nella stessa mattina della gara ha permesso di prendere una decisione quantomai saggia. Una saggezza che purtroppo non dettò legge in qualche altro caso, anche quando sarebbe stato possibilissimo e anche molto opportuno.

Bruxelles, 29 maggio 1985. In quel caso i morti erano praticamente a bordo campo; non erano giocatori, ma tifosi. La finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool si giocò lo stesso. Si accamparono ragioni di ordine pubblico, un ordine pubblico che era stato gestito in maniera patetica dalla polizia belga. Vi furono polemiche per l’esultanza dei giocatori, nonché dei tifosi qui a Torino. Quella vittoria della Juventus è rimasta macchiata per sempre.

Questa volta, tutto diverso. Abbiamo appreso la notizia della morte di Davide Astori mentre ci recavamo a piedi allo stadio, freschi di urna e pronti alla cronaca. Felici per un attimo di poter percorrere la via più breve, di solito preclusa causa prossimità col settore ospiti. Un attimo dopo, un gentilissimo steward ci comunicava il rinvio della partita, e le sue scioccanti motivazioni. Tornando verso casa, prima di scrivere queste righe, abbiamo fatto in tempo a incontrare tifosi che, ancora ignari, puntavano sullo stadio. Sempre difficile e strano riferire una simile notizia; una di quelle che senza bisogno di alcun giornale volano veloci di bocca in bocca, come direbbe Fabrizio De André. Lasciando in questo caso in bocca tanto tanto amaro…

Spazio ora a biografi e medici del mondo del pallone. Biografi, per raccontare la storia di un ragazzo di trentun anni che non c’è più; medici, per sviscerare le cause del decesso rinfocolando le eterne polemiche sulla latenza di determinate patologie – specialmente cardiache – degli atleti. Latenza reale, o colposissimamente virtuale…? Come al solito se ne diranno di tutte; come al solito, in fondo non servirà a nulla…

«La Maratona senza parole, uniti al vostro dolore. Ciao capitano». A poche centinaia di metri da quello Stadio Filadelfia in cui non nessuno scelse il campo domenica 8 maggio 1949, i tifosi del Torino hanno affisso questo striscione. Un altro capitano è volato per sempre verso il cielo. Arrivato lassù, avrà fatto subito due tiri con Valentino Mazzola.

Roberto Codebò

L'autore

Altri articoli

Lascia un commento