
Abbiamo conversato con il Presidente del Circolo dei Lettori di Torino, Giulio Biino. Abbiamo parlato del successo del Salone Internazionale di Torino, del format “Molinette Incontra” ma anche del presente e del futuro del Circolo, ormai centro nevralgico della cultura in città.
Dott. Biino, il Salone del Libro è stato un grandissimo successo, ancora più grande rispetto alle precedenti edizioni. Voi, come Circolo dei Lettori, che opinione avete a riguardo?
Essendo noi partner primari, visto che il Circolo e il Salone in parte nascono proprio dentro al Circolo, non possiamo che esserne molto soddisfatti. È evidente che una partecipazione sempre più attiva e numerosa sia un segnale di salute della manifestazione.
Forse c’è stato un problema di logistica.
È altrettanto chiaro che, sotto il profilo della crescita progressiva, bisognerà cercare di immaginare come rendere fruibile in modo più concreto il polo fieristico; lo abbiamo già detto un po’ ciascuno per la propria parte. Il Lingotto ha ormai una capienza al limite rispetto al Salone e non possiamo che esserne felicissimi, perché in un Paese in cui dalle statistiche risulta che si legga pochissimo, il Salone è un’oasi felice. Bisogna però continuare ad accudirlo e intervenire sulle necessità, più che altro logistiche.
In questo senso ci saranno dei confronti con il Comune e con la Regione? Si parlava anche dell’interesse da parte della Regione di cambiare location o trovare una soluzione più spaziosa.
C’è un interesse in tal senso e, in questo momento, uno dei player più attivi sotto questo profilo è la Camera di Commercio. Cambiare location è pressoché improponibile, perché significherebbe costruire un nuovo polo fieristico e un nuovo centro congressi; non esiste nient’altro di già pronto che possa accogliere una manifestazione di queste dimensioni. Immaginare di ripartire da zero richiederebbe molti anni.

Quindi escludiamo una nuova location?
Lavorando su quello che già c’è — che come ho detto in più occasioni è comunque eccellente — si ha il vantaggio della centralità: il Lingotto è molto ben collegato sia dalla metropolitana che dal treno e dagli altri mezzi pubblici, oltre a essere facilmente accessibile in auto. È sicuramente uno dei poli fieristici meglio collocati in Europa e ritengo preferibile lavorare su quello che abbiamo, anche se chiaramente bisogna “metterci mano”.
Un’ultima cosa sul Salone: dura pochi giorni l’anno, anche se la preparazione e la programmazione durano molti mesi. Per quanto riguarda invece il Circolo dei Lettori e le attività che presentate tutto l’anno (ospiti, presentazioni di libri, festival), come riuscite a portare l’immagine del Salone nel Circolo durante tutto l’anno?
Questo è ciò che mi piace dire ogni tanto: noi del Circolo dei Lettori siamo il “Salone tutto l’anno“, perché è proprio questa la nostra mission: produrre e diffondere cultura, organizzando festival e manifestazioni che avvicinino i cittadini alla cultura. La risposta del pubblico lo dimostra chiaramente. Il Salone, come si sa, ha due anime: l’anima “festival” e l’anima “fiera”.
Qual è l’anima festival?
L’anima festival è quella che si ritrova tutti i giorni dentro al Circolo e che in occasioni specifiche si declina in modo particolare attraverso i nostri festival: da Radici al Festival del Classico, fino a Scarabocchi (il festival per i più giovani che si tiene a Novara) e Torino Spiritualità. Questi sono i festival che durante l’anno modellano il Salone dentro al Circolo. Nei cinque giorni della sua durata, il Salone mette insieme l’anima festival con l’anima fiera: la vendita dei libri, l’incontro tra gli editori, il Rights Centre per la vendita dei diritti e, da quest’anno, lo spazio business per facilitare il networking, soprattutto per i piccoli e medi editori. In quei giorni si realizza il connubio perfetto: le due anime si sposano.

Infine, uno degli eventi che vede il Circolo dei Lettori attivo è proprio Molinette Incontra. Perché avete deciso di collaborare a questa iniziativa che vede come immagine principale la presenza del Professor Romagnoli?
Perché tutto ciò che costituisce un incontro ci vede disponibili come Circolo dei Lettori. Abbiamo pensato che collaborare a questa iniziativa fosse davvero un incontro tra chi produce cultura e chi si prende cura della salute. Un’istituzione importante come l’ospedale Molinette non deve restare isolata. È stato detto che questo è un modo per “mettere Torino dentro le Molinette”, ma in realtà Torino è già dentro l’ospedale perché, purtroppo, capita a molti cittadini di doverci passare, sperando di uscirne guariti.
Cosa rappresenta questo progetto per voi?
Questo progetto è invece un modo per portare le Molinette dentro Torino: avvicinare le eccellenze mediche agli esponenti del mondo culturale e istituzionale, creando un modello di “comunicazione buona”. Non intesa solo come una “buona comunicazione” formale, ma come una comunicazione che fa del bene; non potevamo non essere partecipi e abbiamo aderito con entusiasmo.
Foto in evidenza: Archivio Biino