“Bisognerebbe ritrovare la solidarietà tra le persone”: intervista ad Antonio Cornacchione

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Torna a Torino, al Teatro Gioiello dal 7 al 9 novembre, Antonio Cornacchione con il suo Basta Poco: una commedia sui drammi del nostro tempo e sugli estremisti del presente. Per questo motivo abbiamo conversato con lui su questa commedia.

Basta Poco: la trama

Palmiro, un tipografo sull’orlo del fallimento, vive in un appartamento popolare di proprietà della Regione, intestato ai genitori deceduti da alcuni anni, pur non avendone diritto.  Per non pagare il TFR alla sua unica dipendente, una donna ungherese della quale è segretamente innamorato, le offre la convivenza garantendole vitto e alloggio. Un giorno riceve lo sfratto e l’appartamento viene assegnato ad una famiglia di origini rom; si trova così al centro di una disputa politica tra centri sociali, che lo vorrebbero cacciare, e neofascisti che lo difendono strumentalmente in cambio di un’adesione ideologica che metterà a dura prova le sue certezze politiche.  Palmiro ne uscirà profondamente cambiato diventando un eroe, suo malgrado.

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L’intervista ad Antonio Cornacchione

Questo spettacolo mette in scena un protagonista i cui valori politici e morali vengono messi in crisi da un evento, ma anche dal momento storico?

Sì, esatto.Il motivo scatenante è lo sfratto che gli viene dato. Lui è un occupante di una casa popolare di cui non avrebbe diritto e questo provoca che gli unici ad aiutarlo sono dei fascisti che vengono a casa sua e cercano, con questa scusa di aiutarlo, di farlo evitare uno di loro. E lui vive un po’ questo dilemma tra la sua fede politica, che naturalmente è contraria al fascismo, assolutamente, e al fatto di risolvere questo suo problema personale.

Possiamo dire che l’onestà intellettuale del protagonista viene messa in dubbio, in qualche modo?

No, lui rimane una persona che combatte con le cose della vita. Questi sono dilemmi a cui ogni tanto noi veniamo chiamati e da fuori sembra facile, ma una volta che ci sei dentro non è così facile la soluzione.Lui naturalmente, anche se è tentato, capisce la situazione e proprio nel finale c’è un conflitto in cui lui si ricatta. Lui capisce che sia i fascisti che i centri sociali vogliono soltanto strumentalizzarlo.

In questo senso, i valori del protagonista sono oggi più difficoltosi da ritrovare, nella società attuale che tende molto agli estremismi? 

Sì, oggi si tende molto agli estremismi. Secondo me c’è sempre una soluzione che non è quella della violenza e del disinteresse verso gli altri. Naturalmente io auspico la rivalutatazione della solidarietà tra le persone che in questo momento sono in difficoltà.

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A questo proposito, il teatro può essere uno spazio di riflessione per temi come questo? 

 Sì, io ho messo dentro un po’ tutte le cose che conosco, perché io vivo in un quartiere molto popolare a Milano e queste cose le conosco perfettamente. Io ho voluto mettere dentro un po’ tutte le mie esperienze che ho fatto fino ad adesso. Ci sono anche delle piccole riflessioni politiche. Secondo me il teatro questo deve fare.

Infine, perché invita il pubblico a seguire questo spettacolo a Torino? 

Perché sicuramente è lo spettacolo dove io, almeno è l’aspirazione di tutti naturalmente, dove si ride e si pensa. Io spero che ci siano tutte e due queste cose.