“Carlo Felice Trossi, l’eroe incompiuto”: intervista a Giordano Bruno Guerri

Carlo Felice Trossi

Carlo Felice Trossi è il protagonista della nuova mostra al Museo dell’Automobile di Torino intitolata “Eroe Incompiuto”. Una mostra su un pilota particolare: un dandy, un uomo di stile, un precursore. Ne abbiamo parlato con il curatore di questa mostra, lo storico Giordano Bruno Guerri.

Com’è nata l’idea di questa mostra?

L’idea della mostra è nata nell’ambito dello stesso museo, non è mia. Il museo si sta aprendo culturalmente ad una visione dell’auto non solo dal punto di vista tecnico ed estetico ma per il suo ruolo nella società e nella cultura, per cui si va in cerca di temi e protagonisti nuovi: Carlo Felice Trossi, per quanto sia un appassionato di automotori, aerei, barche degli anni Venti e Trenta è pilota, costruttore, un personaggio poco noto al grande pubblico  benché sia stato un pilota eccezionale  in grado di competere con Nuvolari, con i maggiori piloti della sua epoca ed è anche un personaggio interessantissimo dal punto di vista sociale.

Perchè?

Viene da una famiglia di industriali, di filantropi, di amanti del bello  anche molto suggestiva perché possessori di un castello  e con una storia personale anche drammatica: fu orfano del padre a 12 anni proprio per un incidente d’auto ed ebbe una vita molto breve, morì a 40 anni per una malattia veramente drammatica e in mezzo ci sono mirabolanti avventure sportive e personali quindi è un personaggio assolutamente da scoprire, più che da riscoprire.

La mostra appunto si estende tra vetture, cimeli ed oggettistica.  Essendo Carlo Felice Trossi un personaggio non conosciutissimo avete avuto delle difficoltà nel raggruppare insieme questi oggetti? 

Devo dire di no perché abbiamo avuto l’aiuto della famiglia rappresentata dal nipote Maurizio Fragassi che ha messo a disposizione e donato addirittura al museo l’archivio del nonno che è ricchissimo, pieno di documentazione fotografica e archivistica e poi diverse auto erano già di proprietà del museo mentre altre sono state trovate e ottenute in prestito. Le auto che abbiamo sono veramente bellissime tra cui quella che inventò Trossi con un motore di aereo: un’idea veramente fantasiosa che però rendeva l’auto impraticabile perché era troppo potente. In più poi abbiamo trovato in un deposito della famiglia cento foto a colori della fine degli anni trenta raffigurati Trossi su aerei e banche: un patrimonio pazzesco perché prima di tutto la foto a colori in quell’epoca era pochissimo praticata se non negli Stati Uniti.

Carlo Felice Trossi era a tutti gli effetti un precursore.

Trossi era avanzato in tutto soprattutto sugli aerei dell’epoca: abbiamo delle foto fatte dallo stesso Trossi che, lo ricorso, per parte di madre era nipote del più famoso fotografo di montagna Sella: una famiglia del famosissimo e il più famoso Quintino Sella Ministro delle Finanze dell’Energia d’Italia.

La mostra appunto si chiama “Eroe Incompiuto”, anche se  Enzo Ferrari lo descriveva come una persona che con una scanzonata disinvoltura faceva cose che gli altri avrebbero ritenuto impossibili. Perché voi l’avete definito come un eroe incompiuto? 

“Eroe Incompiuto” è un titolo che abbiamo molto discusso e che forse non è del tutto soddisfacente  perché dà l’idea di un limite: in realtà il limite fu posto dalla brevità della sua vita appunto 41 anni e da una sua scelta personale quindi compiutissima: la sua aspirazione prima non era vincere le gare mentre oggi un pilota di Formula 1 ha solo quell’obiettivo. Lui badava più alla perfezione della corsa allo stile, all’eleganza e alle soddisfazioni che traeva dalla sua progettazione dei motori e quindi “Incompiuto” nel senso che avrebbe potuto avere medaglie d’oro e invece preferiva accontentarsi di medaglie d’argento.

Un vero dandy.

Infatti, umanamente era compiutissimo. Era perfettamente soddisfatto della sua vita, oltretutto dobbiamo ricordare che oltre che essere un uomo ricco, era anche un uomo bello, elegantissimo, un dandy che aveva successo con le donne: insomma un uomo invidiabile, altro che incompiuto. 

Quindi, perché oggi, che siamo nel 2025 in un mondo diciamo così globalizzato ci appassioniamo di personaggi come Trossi, così distanti dal vivere odierno?

Perché andiamo in cerca del passato, quando c’era una visione di cui in fondo abbiamo nostalgia: una visione eroica dove vinceva l’individuo e dove l’individuo si affermava per i propri valori. Oggi è molto difficile che da solo qualcuno riesca a realizzare qualcosa di importante, la società è massificata e le grandi scoperte, le grandi vittorie in genere sono tutto di un lavoro di squadra. Fin dall’antichità pensiamo, il mito era rappresentato dall’individuo secolo che otteneva risultati straordinari.