Chi gestisce il budget familiare già lo sapeva, anche senza dati ufficiali: nel 2012 la crisi è una realtà tangibile e anche i torinesi, per arrivare a fine mese, sono costretti a rinunciare alle spese “superflue”. E i dati, presentati dalla Camera di commercio del capoluogo nella quindicesima edizione dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, confermano.
Se nel 2011, le spese sostenute erano più o meno le stesse dell’anno precedente, nei primi sei mesi del 2012 le famiglie hanno privilegiato le spese necessarie (cibo, abitazione e utenze), rinunciando a spendere per il tempo libero e rimandando a tempi migliori l’acquisto di elettrodomestici, tecnologia e mezzi di trasporto.
Inoltre, l’88% delle famiglie campione (240) ha dichiarato che, a fronte di un reddito invariato, la capacità di spesa è diminuita.
Ecco i dati presentati:
ANNO 2011, STABILE RISPETTO AL 2010. Nel 2011 la crisi economica, che aveva pesato molto sulla contrazione della spesa determinatasi durante l’anno precedente, non porta ulteriori deterioramenti, lasciando la spesa totale pari al 2010 (2.223 euro medi mensili contro i 2.226 nel 2010). Ci si attesta comunque ai livelli del 2005 (2.291 euro). Il risultato si ottiene con un aumento di spesa nel settore alimentare (+4,6%), notoriamente considerato di ordine primario, e una contestuale lieve diminuzione delle altre spese (inferiore all’1%).
PRIMO SEMESTRE 2012, ANCORA IN CALO. Si registra una spesa media mensile in calo (-3,4%) rispetto al primo semestre 2011 e si pone anche lievemente al di sotto del primo semestre 2010. Difficile tuttavia prevedere l’intero corso dell’anno, vista l’attuale instabilità.
L’80% delle famiglie (era il 79% nel 2010) denuncia una diminuita capacità di spesa. Nel primo semestre 2012 il valore sale all’88%.
Le rinunce all’acquisto riguardano soprattutto i mezzi di trasporto, i prodotti tecnologici, gli elettrodomestici, oltre che le uscite: ristoranti, pizzerie e locali di spettacolo.
In forte crescita l’acquisto on line, in leggera ripresa l’equo
solidale, altalenante invece l’andamento del biologico e dell’acquisto a rate.
I diversi comparti di consumo
ALIMENTARE. La spesa per il comparto alimentare nel periodo tra il 2010 e il 2011 è cresciuta da 305 a 319 euro mensili (+4,6%); anche l’incidenza del comparto risulta in lieve aumento tra il 2010 (13,7%)
e il 2011 (14,3%) mostrando un’ulteriore e rinforzata tendenza a crescere nel primo semestre 2012.
Le quote maggiori sia nel 2011, sia nel primo semestre 2012, sono destinate a carni e salumi (rispettivamente 25% e 24%), pane e cereali (15% in entrambi i periodi), dolci e drogheria (12% in entrambi i periodi). Nel primo semestre 2012 (rispetto al primo semestre 2011) si registra un ulteriore aumento della spesa (+4,9%).
NON ALIMENTARE. La spesa per l’intero aggregato non alimentare, diminuita di oltre l’11% tra il 2009 e il 2010, si è poi mantenuta quasi costante tra il 2010 e il 2011 (è passata da 1920 euro a 1.904 euro, con una perdita inferiore all’1%). Nel primo semestre 2012 (rispetto al primo semestre 2011) si registra invece una diminuzione prossima al 5% (-4,8%).
Nel 2011, in calo la spesa relativa ad alcune categorie di beni e servizi non primari come le spese per il tempo libero (-10%), per la cura e igiene personale (-20%), per le assicurazioni (-17%) e per i pasti fuori casa (-10%), per l’istruzione (-6% tra il 2010 e il 2011).
Tengono, evidenziando un aumento, le spese per vacanze (+8%), mentre si registra una maggiore necessità di spesa per l’energia legata alle
utenze domestiche (+9%). Recupera molto anche l’abbigliamento (+35%), che del resto aveva invece decisamente sofferto per la contrazione dell’ordine del 25% subita l’anno prima. La quota maggiore di spesa nel 2011 è assorbita dall’abitazione (35%). Se ad essa si aggiungono le spese collegate alle utenze domestiche (9%) e quelle per l’arredamento (10%) si arriva al 54% della spesa non alimentare; si tratta di una quota già in crescita dal 2009 (era 52%) e ancora con
prospettive di aumento nel primo semestre 2012.
I CONSUMI E LA CRISI. Le famiglie interpellate direttamente sulla situazione economica nel 2011 dichiarano per il 30% (era il 36% nel
2010) di aver subito una diminuzione del reddito. Il 68% (era 62% nel 2010) dichiara di aver mantenuto un reddito stazionario. Solo il 2% (come già nel 2010) dichiara di aver avuto un aumento di reddito, trasformato solo nella metà dei casi in aumentata capacità di spesa.
Complessivamente però ben l’80% delle famiglie campione (era il 79% nel 2010) denuncia una diminuita capacità di spesa.
Nel primo semestre 2012 la percentuale dei nuclei che dichiara una riduzione del proprio reddito sale al 46%, così come sale all’88% la quota di famiglie che lamenta una riduzione della propria capacità
di spesa.
Di fronte alla necessità di effettuare una rinuncia a determinati generi di acquisto, ad essere più penalizzati risultano i mezzi di trasporto; seguono i prodotti tecnologici e poi ancora le uscite: il
ristorante, la pizzeria e i locali di spettacolo. In generale, mentre nel 2011 si avverte una minore necessità, rispetto all’anno precedente, di rinunciare ulteriormente ad acquisti, nel primo semestre 2012 l’attenzione diviene nuovamente molto alta.
Abitudini di consumo
Ogni anno l’indagine analizza alcuni particolari comportamenti di consumo, che esprimono anche mutamenti di tipo sociale:
– l’equosolidale: dopo due anni di crescita, si è arrivati nel 2008 al 37% delle famiglie che dichiarano per lo più saltuariamente questo genere di acquisto; nel 2009 la percentuale si è ridotta al 26%, nel
2010 al 17%; poi la quota pare in leggera ripresa: 20% nel 2011 e una lieve tendenza a crescere nella prima parte del 2012
– acquisto di generi biologici: dopo due anni di crescita, nel 2008 interessava almeno saltuariamente il 63% delle famiglie; la percentuale si è ridotta al 50% nel 2009 e nel 2010; poi, nel 2011, la
percentuale è risalita al 57%, ma, nel primo semestre 2012, è nuovamente discesa al 44%
– acquisto on line: rispetto al 14% del 2008, la percentuale si è attestata al 13% nel 2009 e al 10% nel 2010; nel 2011 la percentuale sale rapidamente al 19% e nel primo semestre 2012 cresce ancora
toccando il 21%
– acquisto rateale: è una tipologia di acquisto utilizzata prevalentemente in modo saltuario. Nel 2006 la utilizzava il 12% delle famiglie, nel 2009 il 17%, nel 2010 il 18%; la percentuale torna però al 12% nel 2011 e all’11% nel primo semestre 2012. In alcuni casi le rate si scelgono per necessità (e non per comodità): secondo le dichiarazioni delle famiglie rispondenti, questo avveniva nel 65-70% dei casi negli anni 2007-2008, mentre nel 2009 la percentuale arriva all’80% e nel 2010 raggiunge il 98% del campione; nel 2011 la percentuale torna vicina al 2009 (79%), ma il dato tende subito a rialzarsi nel primo semestre 2012 raggiungendo l’89%.