
«Buonasera a tutti, amici ascoltatori….». Era uno dei più famosi incipit delle sue trasmissioni, unitamente al celeberrimo – per i meno giovani – «Allegria…!». Molto spesso, queste sue frasi vengono riportate prolungando ad libitum la vocale finale, a ricordare il suo inconfondibile canone espressivo. Un canone reso immortale dai suoi più celebri imitatori: Alighiero Noschese, Gigi Sabani, Massimo Lopez, ognuno dei quali mise l’accento su qualche specifica particolarità. Su tutte, il famoso risucchio sul cambio di concetto, che in realtà, nell’originale, si sentiva molto poco. Ma dietro le vocali allungate, i presunti risucchi e le gaffes immortali c’era un’esperienza di vita molto più complicata e dolorosa di quanto si potesse sospettare.
Nato a New York il 26 maggio 1924, Michael Nicholas Salvatore Bongiorno aveva – da parte di padre – chiare origini siciliane (non a caso la senatrice Giulia Bongiorno, palermitana doc, è sua parente). Da parte di madre era invece torinese: negli anni della Prima Guerra Mondiale, il padre era infatti stato distaccato dalla US Army presso la fabbrica Carello, che produceva componenti militarmente strategici (e che anni dopo produrrà i celebri fari antinebbia che si attaccavano ai parafanghi anteriori delle auto). Phil Bongiorno si innamorò – ricambiato – di Enrica, figlia del titolare della fabbrica; la sposò e, finita la guerra, se la portò Oltreoceano. Ivi – come visto – nacque il futuro Mike, che sarà però spedito a Torino con la madre quando, nel 1929, il crollo di Wall Street travolgerà lavoro e finanze paterne.
A Torino, il futuro Mike – che ancora tutti chiamavano Mickey, come Topolino – cresce a casa degli zii materni, studia ed entra come giornalista sportivo alla Stampa. Di fede juventina, impara a conoscere benissimo i giocatori del Grande Torino in quanto galoppino – come allora si diceva – di Luigi Cavallero, che al seguito degli Invincibili perirà nel 1949 sull’aereo di Superga. Nel frattempo, la Seconda Guerra Mondiale, nella quale Mickey diviene staffetta partigiana con speciali compiti di collegamento – in quanto di madrelingua inglese – con gli americani. Catturato in Val d’Ossola dai nazisti, viene messo al muro per essere fucilato, ma all’ultimo momento spunta il suo passaporto statunitense e il ventenne partigiano viene risparmiato in vista di uno scambio di prigionieri. Quell’aver letteralmente visto la morte in faccia viene narrato da Mike nella sua autobiografia del 2007 (“La versione di Mike”, ed. Mondadori) con parole che rivelano una sensibilità molto più profonda rispetto al mondo dorato e un po’ ideale di quiz e superpremi che Mike stesso incarnava agli occhi di moltissimi italiani.
Scambiato per l’appunto con prigionieri tedeschi, Mickey viene rimpatriato in America senza un soldo. Inizia a lavorare per la radio e poi per la televisione, che in Italia ancora non esiste, e diviene un asso nelle sponsorizzazioni mediatiche, che in Italia – come vedremo – faranno la sua fortuna alcuni decenni dopo. Inviato in Italia a raccontare storie di emigrazione, viene notato da Vittorio Veltroni, il quale – prima ancora di divenir padre di Walter – è stato radiocronista dell’EIAR (sua la radiocronaca dei funerali del Grande Torino) e nei primi anni Cinquanta, in qualità di dirigente della neonata RAI cerca persone per far finalmente debuttare la TV anche in Italia. Mickey accetta di divenire il volto della prima trasmissione televisiva serale; ma quel suo nomignolo, forse anche per il richiamo a Topolino, non è considerato – a quell’epoca….!! – sufficientemente mediatico, e bisogna trovarne uno nuovo. Sarà proprio per un’idea di Veltroni senior che Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, da «Lascia o raddoppia» in poi, diverrà per tutti «(il signor) Mike».
Di lì in poi, l’appuntamento con il telequiz diviene una specie di rito collettivo. Il televisore in casa è ancora privilegio di pochissimi, e ogni giovedì, dopo cena, bar e osterie si riempiono di amici ascoltatori, come li chiama lui. Proprio la quizmania aumenta la pressione della base per il completamento della rete dei ripetitori, che porti il neonato segnale televisivo anche nelle più impervie lande del Suditalia (il quale, in quanto terra di avi di Mickey nonché teatro dei suoi reportage per le TV americane, vanta su di lui una sorta di diritto di prelazione…). Attraverso gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta si passa da «Lascia o Raddoppia» a «Rischiatutto» a «Scommettiamo», con un’evoluzione tecnica e di costume che accompagna il miracolo economico italiano e le grandi trasformazioni sociali: dal bianco e nero al colore, da vallette mute e castigate a loquaci ragazze in minigonna. Con le varianti del caso, il format è sempre quello di una prima parte in cui tre concorrenti si sfidano su materie generali, e di una seconda parte in cui chi ha prevalso nella prima risponde a domande su una materia di propria scelta. I campioni dei quiz di Mike sono talmente popolari, da generare talora un aumento della vendita dei libri dedicati all’argomento sul quale si presentano. Il parapsicologo Massimo Inardi diviene così celebre che, sei anni dopo la sua partecipazione al «Rischiatutto», sarà coinvolto in una seduta spiritica con la quale si tenterà di scoprire dove le Brigate Rosse tengano prigioniero Aldo Moro….
«Ahi ahi ahi, signora Longari…». Questa frase è usata addirittura ancora oggi, a rimarcare la plateale svista di qualcuno. «…Mi è caduta sull’uccello», proseguiva la medesima asserita citazione. Il tutto sarebbe stato relativo a un errore in materia di ornitologia: come potete capire, alla frase venne associato tutt’altro concetto, così come a molte altre gaffes del Nostro. Il quale ha peraltro sempre sostenuto: «Se avessi davvero detto una cosa del genere in TV, sarei stato licenziato immediatamente, a quell’epoca». Del resto, chissà perché, dalle teche RAI sono sparite le registrazioni della puntata incriminata, quasi che, in piena epoca di Servizi Segreti deviati, qualche misteriosa manina abbia voluto salvare la reputazione del re del quiz… Quest’ultimo, oltre al quiz si dedica al “Festivál” di Sanremo (doveroso rimarcare la sua tipica pronuncia) arrivando negli anni a presentarne ben undici edizioni, di cui cinque consecutive, secondo in tale speciale statistica soltanto a Pippo Baudo. Il quale del resto, in questi anni, dà vita con Mike a un formidabile poker di presentatori che comprende anche Corrado e Enzo Tortora. Il loro recitativo con successivo balletto insieme a Mina nella puntata finale di «Sabato Sera» del 10 giugno 1967 fa oggi bella mostra di sé su Youtube (1).
Nel 1979, sugli schermi RAI va in scena un remake di «Lascia o Raddoppia», a celebrare i venticinque anni della TV di stato. Negli stessi mesi, un quarantatreenne imprenditore edile milanese cerca un modo di reinvestire i propri lauti proventi. Qualche anno prima, una celebre sentenza sul caso Telebiella ha aperto le porte a un’emittenza televisiva privata ancora rigorosamente locale. Siccome Mike Bongiorno aveva masticato le sponsorizzazioni in America, Silvio Berlusconi non può che mettere gli occhi su di lui, il quale, un quarto di secolo dopo essere stato padrino della televisione di stato, diviene padrino anche della televisione commerciale. Il debutto berlusconiano con «I sogni del cassetto» è ancora figlio delle limitazioni tecniche e normative dell’epoca. Non essendo ancora ammessa una TV privata a diffusione nazionale, il Cavaliere acquisisce una TV privata in ogni regione e manda in onda simultaneamente la medesima trasmissione su tutte spedendo le videocassette da Milano verso Torino, Venezia, Bologna eccetera per mezzo di appositi corrieri. Di lì a poco, le varie emittenti locali vengono unificate in Canale 5, sulle cui frequenze il 23 dicembre 1982 va in onda la prima puntata di «Superflash». E’ la data di nascita simbolica delle televendite, che però si chiameranno così solo parecchi anni dopo. Del resto, la gestazione è lunga: giovedì 18 ottobre 1984, in Piemonte al posto della puntata di «Superflash» appare uno scarno messaggio tipo agenzia sovietica TASS. Un’ordinanza del pretore Giuseppe Casalbore (che sarà tanti anni dopo giudice del maxiprocesso Eternit) ha oscurato Canale 5: la legittimità della TV privata a livello nazionale è ancora dibattuta. Ma un intervento personale del Presidente del Consiglio Bettino Craxi, del quale Berlusconi è divenuto fedelissimo sostenitore, risolverà tutto in tempo per il giovedì successivo…
Da «Superflash» a «Pentathlon», da «Pentathlon» a «Telemike», le vicende dei quiz sono scandite ormai non più dai nomi dei campioni, bensì da molto persuasive personificazioni degli sponsor. Il mito del dottor Inardi lascia il posto al mito del signor Rovagnati, fin quando, nel 1992, le mutate logiche dell’offerta televisiva portano all’epilogo del superquiz del giovedì. Mike Bongiorno si adegua prontamente, divenendo re della fascia preserale: con 3.125 puntate, la sua «Ruota della Fortuna» detiene un record che probabilmente non sarà mai superato… Quando la «Ruota» chiude improvvisamente i battenti nel 2003, un ormai settantanovenne Mike non si rassegna alla vita privata. Diviene ideale nonnino delle trasmissioni che hanno bimbi come concorrenti – come «Bravo Bravissimo» -, nonché geniale partner di Fiorello in immortali spot televisivi per la Wind, tanti anni dopo il suo altrettanto immortale «Sempre più in alto» dedicato alla Grappa Bocchino. Martedì 8 settembre 2009, uscito dalla sua suite di un hotel di Montecarlo, è colto da improvviso malore. Lui che appena ventenne era stato a mezzo passo dalla fucilazione, muore a ottantacinque anni come tutti sognano di morire: ricchissimo, in salute, senza soffrire. Ai suoi funerali si autonominerà maestro di cerimonia Pippo Baudo, ormai unico superstite – insieme col proprio formidabile ego – di quell’altrettanto formidabile poker. Qualcuno trafugherà la salma di Mike dal cimitero di Dagnente, sotto il «Sancarlone» che domina il Lago Maggiore. Ritrovate a Milano, le sue spoglie mortali saranno cremate a Torino. Quanto a chi abbia rubato il suo cadavere, forse neanche Mike avrebbe saputo la risposta esattaaaaaaa….
Roberto Codebò
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(1): https://www.youtube.com/watch?v=nwf6GaHf0NM