Christian Greco: “Il mio posto del cuore a Torino”


Al Salone del Libro di Torino, il direttore del Museo Egizio, Cristian Greco, ha illustrato come la sua istituzione utilizzi la letteratura per creare un ponte tra l’antichità e la sensibilità contemporanea. Attraverso il racconto di diversi appuntamenti culturali e dei suoi riferimenti letterari personali, Greco ha sottolinea l’importanza del romanzo storico basato sulle fonti.

La nostra intervista a Christian Greco

Direttore Greco, sono tante le iniziative che coinvolgeranno il Museo Egizio durante il Salone del Libro di Torino…

Sì, siamo partiti con il Salone Off, ormai una tradizione consolidata. Al Museo Egizio si parla in genere di antichità e di musei: ieri abbiamo presentato un libro sugli Ittiti e i Micenei; oggi è la volta di Platone con Eros Dinucci, che propone una ricostruzione della biografia del filosofo attraverso una storia d’amore. Domani, invece, con il professor Bonazzi parleremo del ‘demone della nostalgia’.

I libri di ieri e di oggi…

Il tema del rapporto tra presente e antico ci sta molto a cuore: come il presente guarda al passato e come modula la nostra idea di esso. È un modo per metterci in gioco e capire il nostro ruolo nella società. Quest’anno, inoltre, stiamo cercando di coinvolgere i più giovani attraverso il nostro ufficio ‘Interpretazione, Accessibilità e Comunicazione’, affinché possano formulare le loro domande e darci la loro visione sulla letteratura e sul passato.

Ci troviamo al Salone del Libro, e non possiamo quindi non parlare di libri: vorrei sapere da lei qual è stato il primo libro che ha letto o, in ogni caso, il volume che rappresenta il suo principale punto di riferimento.

Il libro che mi ha profondamente formato al liceo è ‘Memorie di Adriano’ di Marguerite Yourcenar. È stato per me il libro più bello per l’idea di entrare nella vita di Adriano, conoscere il suo operato come imperatore e il suo amore profondo per la Grecia. L’anno scorso, però, questo titolo è stato quasi superato da un libro che abbiamo presentato proprio qui al Salone: ‘Alcibiade’ di Ilja Leonard Pfeijffer.

Un libro importante…

È un’opera che ho amato intensamente, in cui Alcibiade, alla fine della sua vita, scrive del suo rapporto con Atene. Mi affascinano molto i romanzi storici basati su una disamina attenta delle fonti, che è poi quello che facciamo al Museo Egizio. A breve lanceremo la nuova campagna ‘Storie Millenarie’, per raccontare le vite delle persone attraverso la cultura materiale: dagli oggetti riusciamo a ricostruire la storia degli individui.

Invece il suo luogo del cuore?

La risposta è abbastanza scontata: il Museo Egizio. Per me Torino è il Museo Egizio; lo è stato per moltissimo tempo. Sono un torinese d’adozione e sono molto orgoglioso di essere stato nominato ‘Torinese dell’Anno’. È una città che mi ha accolto e che amo profondamente. Prima di vivere qui, per me Torino era il ‘tempio del sapere’ rappresentato dal museo.

E abitandoci?

Abitandoci, ho scoperto quanto questa città abbia da offrire: ogni sera mi stupisce con i suoi palazzi eleganti e le sue piazze. Un posto che consiglio a tutti è il Monte dei Cappuccini: un luogo molto bello dove si possono coniugare la visione della città, i fiumi che la attraversano e le colline rigogliose.