Costigliole come Cogne, mentre un gentiluomo sorride da lassù

Posted On 29 Gen 2015

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3 / Le riflessioni del giorno dopo

Costigliole d’Asti, 29 gennaio

Alla vigilia del tredicesimo anniversario della morte di Samuele Lorenzi, più che mai Costigliole si sente una nuova Cogne. Con l’arresto del marito di Elena Ceste, attorno a questa brutta storia un nuovo clamore che, qui, quasi tutti tendono a rifiutare. Mentre gli inquirenti interrogano Michele Boninconti, per ora la certezza è solo una: un anno abbondante dopo la morte, il corpo di Elena potrà finalmente trovare degna sepoltura nel cimitero – crediamo – della stessa Costigliole.

In quel medesimo luogo, oggi, l’aria è fredda è umida. Sotto gli alberi senza foglie, fiori neppure troppo appassiti. Dal loculo senza foto di una tomba di mattoni rossi sorride un illustre avvocato, docente universitario e consigliere comunale. Ferito a morte quasi tre anni fa, dopo aver portato le bambine a scuola; e morto diciannove mesi dopo alla vigilia di un’udienza per tentato omicidio, che da quel momento divenne consumato. Sorride forse perché ieri in primo grado ha avuto giustizia; o forse perché da lassù se la ride a osservare gli umani intrecci tra il diritto e la storia. O forse soltanto perché il sorriso faceva naturalmente parte del suo bagaglio umano e professionale.

Ricordo l’unica volta in cui ebbi il piacere di intervistare Alberto Musy. Si erano appena conosciuti i risultati delle elezioni comunali in cui egli si presentava come terzo candidato, dopo Fassino e Coppola. Nel commentare la già prevista sconfitta elettorale, mi disse su per giù: “Non devo pensare al fatto di non essere stato eletto sindaco, ma al fatto di essere stato eletto consigliere comunale, e lavorare bene per quello”. 

Quanto ci piacerebbe poterlo intervistare di nuovo, per domandare proprio a lui un illuminato parere su una sentenza che tanto ha fatto discutere prima ancora di essere pronunciata. Innocentisti e colpevolisti; processo indiziario e ragionevole dubbio; in attesa che le motivazioni raccontino estensivamente di processi logico-induttivi di ricostruzione della verità in sede giudiziale.

Mentre quaggiù si attendono quelle motivazioni, mi piace immaginare che cosa risponderebbe lui. Intervistato nella veste – magari! – di uomo politico scampato a un attentato, oppure di difensore della persona offesa, oppure di docente universitario. Forse diverse sarebbero le tre risposte, ma identico nei tre casi sarebbe il sorridente garbo. Lo stesso di quell’intervista che non ho mai avuto la forza di riascoltare.

Roberto Codebò

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