Da molto tempo, nella lunga maratona del ricorso Bresso-Cota, non si assisteva alla vasta partecipazione di addetti ai lavori e dei cronisti che stamattina affollavano il TAR. Certo, alle vicende del processo penale per la false firme di Michele Giovine e del padre era stato il giusto peso; ma – complice anche la moltiplicazione delle udienze nei palazzi romani, più importanti ma a loro modo anche più eteree – da oltre due anni non si aveva la sensazione che in questa autentica telenovela politico-giudiziaria potesse accadere qualcosa di decisivo.
Un’aspettativa immancabilmente delusa su tutta la linea, quando il nuovo presidente del TAR non ha potuto far che prendere atto che, con giudizi pendenti un po’ dappertutto, non si dispone degli elementi necessari per arrivare al dunque. E, quando diciamo “dappertutto”, non stiamo certamente facendo uso di una metafora.
Il processo civile per la querela di falso relativa alle firme dei Giovine attende la prima udienza di appello; la condanna penale per quelle stesse firme, che invece in appello è stata confermata, attende ancora il giudizio della Cassazione; la stessa Corte di Cassazione, stavolta in versione civile, è stata investita di un regolamento di giurisdizione inerente quei medesimi giudizi di falso; e il Consiglio di Stato, dopo aver già pronunciato semn materia di competenza in materia di firme false, è stato ora nuovamente adito con un’istanza di revocazione. Se tutto ciò – come diciamo sempre – vi ha fatto girare la testa, non sentitevi in colpa; ché la difficoltà è obiettiva per tutti, al punto che le nutrite schiere di legali che operano sull’uno e sull’altro fronte spesso faticano a tenere i necessari raccordi tra diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo.
Così è, dunque, e così ancora per molto sarà. La battaglia Cota-Bresso si spande per mille rivoli, si ripresenta con una parvenza di evoluzione, e subito ricade nella labirintica pluralità di tutte le possibili giurisdizioni competenti. E, naturalmente, il tutto si intreccia con l’asprezza del dibattito politico in corso in Regione, che con quanto avviene nelle aule di giustizia è legato naturalmente a doppio filo.
In tale oceano di diritto e politica, fin troppo facile per tutti perdere l’orientamento. Tra bussole impazzite e GPS in avaria, anche ai più esperti marinai non rimane dunque che affidarsi alle stelle…
Roberto Codebò