«La guerra è finita», abbiamo detto in radio commentando l’ultimo verdetto della battaglia elettorale tra Mercedes Bresso e Roberto Cota. Chi aveva commento la decisione del Tar del 9 gennaio in via definitiva, s’è rivelato aver ragione; noi avevamo doverosamente segnalato la residuo incombenza dell’estremo gravame, e così ci troviamo ora nell’imbarazzo di dover parlare di nuovo di ciò ci cui abbiamo già parlato, per l’appunto un mese fa.
Per tutto ciò che attiene gli infiniti busillis delle varie cause civili, penali e amministrative che si sono intrecciate in questi anni, non possiamo rimandare a ciò che abbiamo già scritto. Ora, il commento si concentra sugli effetti di una sentenza che annulla una consultazione elettorale quando sono già trascorsi quasi quattro dei cinque anni di durata naturale del mandato del consiglio regionale.
E’ stato naturalmente questo il commento a caldo di Mercedes Bresso. Una soddisfazione che non ha dovuto che fare eco a quella espressa poco più di un mese fa; ma che è stata corredata dall’inevitabile postilla: “Quattro anni sono troppi”. Quattro anni che ora appaiono delegittimati a posteriori, con tutti gli annessi e connessi delle sconquassi che la Regione ha conosciuto in questi anni. Se il ricorso si fosse risolto più velocemente, la storia recente della Regione sarebbe stata figlia di una volontà elettorale riespressa per tempo, e questo semplificherebbe di molto la lettura politica delle relative vicende.
In questo caso, però, ci sentiamo di scusare la macchina della giustizia. Tempi così lunghi, infatti, non sono stati conseguenza della lentezza dell’uno o dell’altro giudice adito. Bensì – almeno principalmente – del fatto di avere sempre molti fronti aperti (civile, penale, amministrativo), con il Tar che ha dovuto attendere – tra le altre cose – tre gradi di giudizio penale per poter tornare ad esprimersi sulla vicenda.
Se si fanno le debite proporzioni tra una questione così complessa e l’attività giudiziaria ordinaria, si potrebbe insomma quasi pensare di aver marciato a tempo di record…. Anche se, in realtà, l’obiezione della Bresso sulle tempistiche resta ovviamente giusta. La parola passa ora alla politica; nella speranza che le tempistiche elettorali siano – dal canto loro – più rapide che mai.
Roberto Codebò