Le tessere per l’abbonamento ai musei vanno a ruba, si registrano sold out di eventi musicali da camera e feste di piazza con numeri da capogiro.L’Osservatorio regionale aveva rilevato che, nel 2011, i 53 musei monitorati avevano attirato oltre 4,2 milioni di visitatori incrementando il pubblico del 25% rispetto al 2010. Superata anche la soglia di 5 milioni di presenze – record storico del sistema – considerando anche solo i principali eventi espositivi realizzati sul territorio nel corso del 2011. L’evoluzione e l’eccellenza raggiunta dal sistema museale è evidente: nel 1995 i visitatori dei musei torinesi erano poco più di un milione: nell’arco di 15 anni l’incremento è stato superiore al 300%. Il Piemonte culturale va a gonfie vele eppure, ai causa dei tagli, il settore è da mesi in mobilitazione. E non mancano critiche e polemiche. Così, non per alimentare nuove discussioni ma per dare adito a riflessioni, propositive, pubblichiamo la lettera scritta dall’assessore regionale Michele Coppola.
“Ho letto con attenzione e interesse le esternazioni, le lettere e i commenti recenti sulla cultura.
È giusto che un movimento si confronti apertamente sulle proprie politiche, sulla propria identità e sulle proprie azioni di governo. Senza demagogie e soprattutto senza trascurare fatti e cifre.
Per troppo tempo abbiamo lasciato ad altri, ai nostri avversari, il compito di interrogarsi sul ruolo, sul significato e sull’importanza della cultura nella storia e nell’economia del Piemonte.
In questi due anni abbiamo lavorato tanto, abbiamo aggredito il modello di funzionamento e finanziamento della cultura piemontese. Abbiamo introdotto nuove soluzioni e abbiamo premiato nuove idee.
Tre sono i principi – per noi irrinunciabili – che ci hanno guidato: merito, trasparenza e sostenibilità. Insieme significano rispetto per le risorse pubbliche, le tasse che i cittadini pagano.
Solo chi vive altrove non può percepire quanto la cultura sia anche occupazione, ricchezza e valore aggiunto per una regione e per la sua comunità. La cultura è una componente essenziale della competitività
specialmente quando la concorrenza tra territori è fortissima. Mai gli investimenti produttivi prescindono – e anche in Europa lo riconoscono – dalla qualità della vita che un’area offre, dal livello dei servizi pubblici presenti e dalla sua proposta culturale.
La ricerca Unioncamere 2012 ha certificato che in Piemonte i lavoratori del comparto cultura sono 120.000, pari al 5.9% di tutti gli occupati della nostra regione. Siamo tra le prime cinque regioni italiane per il peso della produzione culturale sul totale dell’economia, senza voler qui evidenziare gli effetti positivi generati sul turismo.
Pensiamo a cosa sarebbe oggi la città di Venaria senza la Reggia più bella e visitata d’Italia.
Oppure un Piemonte senza Salone Internazionale del Libro, con i suoi 52 milioni di euro di ricadute economiche per le piccole imprese, i ristoranti e gli alberghi.
E non possiamo tralasciare il sistema cinema che, solo lo scorso anno, ha registrato 51 produzioni girate in Piemonte con quasi 10.000 comparse, 800 tecnici – elettricisti, falegnami, parrucchieri, sarti – e almeno 100 attori locali con 30 milioni di euro privati investiti su tutto il nostro territorio.
Chi lavora seriamente non è mai completamente soddisfatto dei risultati raggiunti e sa bene che si deve e si può fare sempre di più. Sempre meglio.
Ancora una volta è proprio dalla nostra Regione – e forse non ce ne stiamo rendendo del tutto conto – che è iniziato un importante cambio di rotta.
Non fermiamoci qui”.