Darwin: il silenzioso strazio di una madre

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La vita coniugale andata a rotoli; l’azienda di famiglia andata a rotoli anch’essa; una madre che si rifiuta di pulire la casa, o di preparare un pasto caldo, sindrome posttraumatica da stress con stai depressivi cronici, perché un figlio perduto non può essere sostituito da nulla. Le parole dell’avv. Ambrosio, legale della famiglia Scafidi, risuonano in aula con un tono cadenzato da telecronista di una volta, che accentua il senso di tragica pesantezza di ciascuno dei passaggi di cui sopra (e di molti altri che costellano la lunga arringa conclusiva della parte civile). Morale: il risarcimento offerto dalla Provincia non viene accettato, e si va avanti con le richieste originarie.

Lasciando da parte gli aspetti processuali, non si può fare a meno di cogliere nelle parole dell’avv Ambrosio – tra i mille altri spunti – il più toccante tema dello strazio di una madre. Un tema con il quale il pubblico italiano in questi anni ha familiarizzato nella chiave più tragica e paradossale della donna che uccide suo figlio e poi si dispera come se fosse stato ucciso da altri. Parliamo naturalmente di Annamaria Franzoni, per la quale la verità processuale ormai definitivamente accertata (e incidentalmente consolidata dalla condanna per calunnia di quaranta giorni fa) non ha mai scalfito il canovaccio della madre disperata per la morte del figlio, esattamente come se – per l’appunto – questi fosse stato ucciso da altri.

Tutto diverso, naturalmente, per Cinzia Caggiano, madre di Vito Scafidi. Che il figlio se lo è visto portare via nella maniera più stupida, beffarda ed orribilmente fortuita, e che due mesi e mezzo fa ha cercato – non per la prima volta – di togliersi la vita. Dopo anni passati a raccontare l’affascinante, misteriosa, complessa e romanzesca recita – falsa o vera non si sa – della signora Franzoni, la silenziosa e discreta presenza in aula di questa signora fortunatamente ripresasi dal tentato suidicio restituisce il senso più classico – e più tragicamente dolce, nella sua infinita amarezza – dello strazio di una madre. Semplice e terribile monito a chi avrebbe dovuto occuparsi di quel maledettissimo soffitto.

Roberto Codebò