
La Corte Costituzionale ha stabilito che il divieto di fecondazione eterologa – stabilito dalla legge 40 approvata nel 2004 – è incostituzionale.
Il divieto di fecondazione eterologa impediva di ricorrere a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta.
Un divieto che non esiste, invece, in molti altri paesi europei e nei quali si recano e si sono recate coppie italiane (circa 4.000 l’anno) che desideravano un figlio, nonostante non fossero fertili.
La decisione della Corte Costituzionale, che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa, non potrà essere più modificata dal Parlamento. Lo sottolinea in una nota l’associazione Luca Coscioni. ”La sentenza di oggi della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto di eterologa previsto dalla legge 40 del 2004 ha valore di legge e non è oppugnabile – si legge nella nota -. Da oggi non potrà mai più essere emanata dal Parlamento una legge che prevede il divieto di fecondazione di tipo eterologa. Tale decisione vale per tutti i cittadini italiani che hanno problemi di sterilità. Nessun vuoto normativo, ma con la legge 40 così modificata garanzie per i nati e per le coppie”. Con la sentenza le coppie in cui c’è infertilità assoluta di uno dei coniugi potranno usare un ovulo o uno spermatozoo di un donatore. Proprio questa norma, sostiene l’Osservatorio sul Turismo Procreativo, era motivo di metà dei 4mila ‘viaggi della speranza’ che le coppie italiane fanno ogni anno. ”Ora – continua la nota – sia i centri pubblici che quelli privati dovranno eseguire tecniche di fecondazione con donazione di ovociti e spermatozoi esterni alla coppia. Come prima del 2004, anno di emanazione della legge 40, sarà lecita l’ovodonazione; mentre qualsiasi uomo fertile potrà donare il proprio seme”.
Si tratta dell’ennesimo pezzo di quella controversa legge, già oggetto di quattro referendum, a essere abolito da sentenze della magistratura: nel 2009 la Corte Costituzionale dichiarò parzialmente illegittimi due commi che prevedevano un limite di produzione di embrioni e l’obbligo di un unico impianto; nello stesso anno una sentenza del Tar del Lazio dichiarò illegittimo il divieto di diagnosi pre-impianto; nel 2012 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, accogliendo il ricorso di una coppia italiana, stabilì che la legge 40 viola la Convenzione europea sui diritti dell’uomo all’articolo 8, quello che prevede il diritto di ciascun cittadino al rispetto della propria vita privata e familiare.