A dodici giorni della sentenza, un incontro ancora tutto da giocare

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Logo-Fuori-Udienza-300x131 A dodici giorni della sentenza, un incontro ancora tutto da giocarePer la prima volta nella storia di questo processo (a meno di clamorose sviste di chi scrive), la vedova e la sorella di Alberto Musy non sono presenti in aula. Troppo dolore e troppa fatica, a priori, ascoltare le arringhe difensive in favore del presunto assassino. Diciamo “a priori”, perché questa mattina in aula non si è respirata la tensione drammatica tipica della strenua difesa dell’imputato.

Intendiamoci. L’avv. Pittelli mette nella propria arringa tutta la sua passione, asciugandosi più volte il viso con il fazzoletto e scusandosi di non essere stato presente alle conclusioni di PM e parti civili. Parla di “adattamento delle risultanze probatorie all’ipotesi accusatoria”, di ombre in lontananza, di “una tale apoditticità da rasentare l’incomprensione”. Temi dunque più astratti che concreti, perché la fattualità stringente della vicenda – che la difesa naturalmente gioca sulle mancate di corrispondenze di tempo e di luogo nei tragitti dell’assassino – tocca invece al prof. Pecorella.

Tutto molto interessante, tranne che per un dettaglio. I tormentati esiti di questo procedimento non si giocano su ciò che è stato detto, bensì su ciò che non è stato detto. La parte mancante, la prova decisiva e fatale. Peserà, l’assenza di quest’ultima, così tanto da convincere la Corte che si tratti del classico caso non di innocenza – come dicono gli americani – non di innocenza, bensì di non “colpevolezza ogni ragionevole dubbio”…? O invece gli indizi riassunti dall’appassionata arringa del PM dott. Furlan finiranno per avere la meglio…?

A dodici giorni dalla sentenza, l’altalena tra le due ipotesi è vissuta in aula come il più classico pronostico di una partita di calcio. E non certo come del prossimo quarto di finale di Coppa Italia Parma-Juventus, sul cui esito più di un prudente oserebbe sbilanciarsi, bensì di un incontro infinitamente più equilibrato e incerto.

Nel codice di procedura penale, esiste lo strumento con il quale giudici e giurati potrebbero dar voce a una simile incertezza. Ai sensi del secondo comma dell’art. 530, «il giudice pronuncia sentenza di assoluzione […] quando manca, è insufficiente o contraddittoria la prova». Una via di mezzo, insomma, tra la vecchia assoluzione formalmente etichettata «per insufficienza di prove» e il «beyond any reasonable doubt» degli americani. Dal punto di vista della teoria del processo, sarebbe il più classico dei pareggi; dal punto di vista della difesa, sarebbe una sfavillante vittoria. Uno dei tanti possibili esiti di un incontro che, all’ottantottesimo minuto salvo recupero, appare ancora tutto da giocare.

Roberto Codebò