E ora, signore e signori, che San Giovanni non porti inganni

Posted On 23 Giu 2017

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San Carlo, Santa Giulia, San Giovanni… “Pregate per noi!”, aggiungerebbe qualche fedele cattolico. Ma non si tratta di un litania di chiesa, bensì della sequenza di piazze e di eventi che nel giro di tre settimane toccano e preoccupano Torino.

Erano già massimi i crucci delle Autorità, alla quale il calendario serve il più grande concorso di folla della stagione torinese – la notte di San Giovanni, per l’appunto – esattamente ventuno giorni dopo la grande paura della notte di Champions League. E proprio dal calcio, e dagli stadi, è stato mutuato il protocollo di ordine pubblico che governerà l’evento: capienza ridotta, controlli ai varchi, niente bottiglie di vetro, niente spray, alcool per carità. Vietate addirittura le biciclette, il che, sentito così, ricorda certe requisizioni di velocipedi operate durante l’occupazione tedesca del 1943-1945.

Un clima dal stato d’assedio al quale non ha certo giovato il poco edificante intermezzo di piazza Santa Giulia, il quale ha francamente presupposti e modalità differenti ma ha inserito un’altra piazza – nonché, ironicamente, un’altra santa – in questo giugno nero per l’ordine pubblico torinese. Al quale tutti sperano non si aggiunga ora una terza puntata: al quale scopo, però, sarà necessario che l’intelligenza sia più forte della paura.

Salvi gli accertamenti in corso da parte dell’Autorità Giudiziaria, pare proprio che il delirio di piazza San Carlo sia stato innescato da un falso allarme bomba. Orbene: l’intelligenza delle persone, in prima battuta, consiste nel non fare cose del genere. Ma poiché non c’è metal detector che fermi i cretini ai varchi, bisogna purtroppo essere pronti a reagire nella giusta maniera.

“Facile a dirsi”, avrà subito esclamato qualcuno dei miei venticinque lettori. Facile osservare con distrazione e un po di ironia certi video idealizzati sul “deflusso ordinato in caso di emergenza”; facile come un’esercitazione antincendio a scuola, vista come piacevole maniera per “sgamare” in tutto o in parte la mattinata.

Poi, arriva il momento in cui è vero, e in cui la folla grida, erompe, impazzisce. Ma questa volta la città è prontissima; le misure di sicurezza sono eccezionali; la densità degli occupanti la piazza è ridotta; le vie di fuga sono – almeno così si spera – ampie ed abbondanti.

E allora, signore e signori, stavolta saremo davvero chiamati a defluire ordinatamente, nel malaugurato caso in cui dovesse scoccare qualche scintilla. Saremo chiamati alla calma, e anche alla vittoria su qualche isolato cretino. La città non potrebbe tollerare il terzo choc di piazza nel medesimo mese solare; evitarlo è responsabilità di tutti non solo – ovviamente – per quanto riguarda il non dare adito a nulla, ma anche – nel caso – il contenerne al minimo le conseguenze.

Una prova di intelligenza e di responsabilità alla quale tutti sono chiamati, nel momento in cui la città si stringe attorno alla sua più cara celebrazione. Perché domani, signore e signori, San Giovanni non porti inganni.

Roberto Codebò

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