Fiat fuori da Confindustria: le reazioni

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catena-fiat1-300x199 Fiat fuori da Confindustria: le reazioniTante le reazioni dal mondo economico e politico alla notizia di ieri dell’addio della Fiat a Confindustria e all’annuncio del nuovo piano produttivo della casa automobilistica torinese. “Prendo atto con rammarico che la Fiat ha dato seguito alle intenzioni manifestate nei mesi scorsi, di uscire dal sistema confederale a partire dal 1 gennaio 2012. Mi rendo tuttavia conto che un’azienda come la Fiat, che opera in un contesto globale e di esasperata competizione e forti turbolenze, abbia l’esigenza di un sistema di relazioni industriali moderno, autonomo, e flessibile” ha commentato il presidente dell’Unione industriale di Torino, Gianfranco Carbonato. “La comunicazione dell’ad Marchionne è la risposta che aspettavo e che avevo auspicato con la lettera aperta della settimana scorsa. Adesso si tratta di seguire gli eventi passo a passo”, è stata la reazione del presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota. “Dobbiamo crederci – ha concluso – come presidente della Regione cercherò in tutte le sedi di fare una campagna a sostegno dei modelli che verranno prodotti sul nostro territorio”. “Una buona notizia che va nella direzione che tutti aspettavamo, di conferma e valorizzazione dello stabilimento di Mirafiori e di certezza occupazionale per i lavoratori”, è il commento del sindaco di Torino Piero Fassino sull’annuncio della Fiat che un modello suv a marchio Jeep verrà prodotto a Mirafiori. “Dopo l’accordo per la ripresa produttiva della ex Bertone, l’annuncio di oggi rassicura sull’impegno di Fiat Chrisler di continuare a mantenere Torino come centro nevralgico del gruppo”, ha concluso il primo cittadino del capoluogo piemontese. “Con la conferma di una delle tre principali architetture e l’inizio della produzione del primo modello di un suv della Jeep e le nuove versioni dell’Alfa Romeo Mito si ricalca il piano siglato il 23 dicembre 2010 e Mirafiori sarà al centro dell’integrazione Fiat-Chrysler con un importante processo di innovazione tecnologica attraverso le più aggiornate piattaforme utili per sviluppare i vari marchi del Gruppo”. Così il segretario della Fim torinese Claudio Chiarle, in una nota, giudica le decisioni annunciate dal Lingotto sul futuro di Mirafiori. Ora, però – ha aggiunto Chiarle – è necessario incontrare, a breve, l’azienda per entrare nei dettagli dell’investimento a partire dai volumi produttivi e occupazionali”. ”Le diverse comunicazioni di Marchionne sui modelli da produrre a Mirafiori confermano la necessità, più volte espressa dalla Cgil, di aprire un confronto con Fiat sulla missione produttiva degli stabilimenti italiani ed in particolare di quello torinese”, spiega Donata Canta, segretaria generale della Cgil di Torino, e aggiunge: “L’alternarsi di voci o annunci non può che confermare la necessità di avere, nero su bianco, il piano industriale, i tempi di realizzazione e i modelli che verranno prodotti. Compito delle istituzioni, a partire dal Governo, è istituire un tavolo di confronto per fare chiarezza e dare prospettive, all’Italia e a Torino, al ruolo dell’automotive che per il sapere, le competenze e le strutture ha il suo punto d’eccellenza nel nostro territorio”. Anche la segretaria della Cisl del Piemonte, Giovanna Ventura – commentando gli annunci fatti oggi dal Lingotto sulla mission produttiva di Mirafiori – chiede chiarimenti: “Le dichiarazioni di Marchionne dimostrano l’importanza di un chiarimento a breve con i sindacati confederali e di categoria. Vogliamo capire esattamente i tempi di tutta l’operazione perchè restiamo preoccupati soprattutto per quei lavoratori in cassa integrazione da più di tre anni e per tutti gli altri che operano nell’indotto”. Secondo Fabrizio Cellino, presidente di ApiTorino “l’uscita di Fiat da Confindustria è certamente un fatto importante che ha significato per l’intero sistema manifatturiero e che conferma il percorso di cambiamento nelle relazioni industriali che il Gruppo ha avviato”, e aggiunge che ”a questo punto occorre porsi serie domande sui meccanismi di rappresentanza delle imprese oltre che dei lavoratori”.