
Da quando ha cessato il suo sciopero della fame, non è più dimagrito. Sostiene di avere la pressione alta, e per questo motivo si allontana dall’aula subito dopo aver concluso la sua a lungo attesa deposizione. Si fa per dire, perché tecnicamente non è esame dell’imputato, bensì dichiarazioni spontanee.
Nelle frasi e nei modi di Furchì, inevitabile cogliere una discrasia rispetto all’univoco tenore delle altrui deposizioni. Dov’è andato a finire quell’uomo violento, irascibile, che defeca per terra nella cella per dar fastidio all’altro occupante della cella stessa (al secolo, Pietro Altana) e maltratta sistematicamente la moglie…? Davvero una persona apparentemente lontana da questo gentiluomo in maglione e pantaloni scuri, che si scusa della chiarezza delle parole minata dal cattivo stato di salute e si commuove lodando l’opera nei suoi confronti da parte dei medici delle Molinette.
“In quest’aula posso guardare tutti in faccia. Io ho paura delle armi. Con Musy era impossibile litigare”. Le note del più classico dei “non sono stato io” echeggiano in un’aula che, almeno nell’ala presidiata dalle parti civili, appare perplessa. L’avvocato Zancan ha appena annunciato che denuncerà per falsa testimonianza la moglie di Felice Filippi, della cui surreale deposizione leggete in altra parte del giornale [clicca qui]. E ora non si capisce se Zancan sia reso più scettico dall’esperienza o dall’umore di giornata. Di certo, non è il solo. Molti sentiti umori nelle parole di Furchì, ma – si commenta – nessuna menzione o quasi di quel 21 marzo 2012.
“Devil or angel, I can’t make up my mind… (1)“, cantavano i Clovers nei lontani e magici anni Cinquanta. Davvero difficile decidersi su quest’unico imputato: angelo o diavolo…? Testimonianze e deposizioni sono finite oggi; la parola ora a requisitorie ed arringhe conclusive. Quali mille sfumature assumerà il terribile dubbio di cui sopra…?
Roberto Codebò
