
I lati sconosciuti di Barriera di Milano, quartiere al confine tra presente e passato.
Barriera di Milano è un Borgo alla periferia nord della città, sorto a metà del 1800. Nella memoria collettiva di Torino è stato identificato come il cuore della Torino operaia e proletaria: in passato caratterizzato per la presenza di lavoratori delle grandi industrie che attiravano lavoratori dal Sud. Attualmente passeggiando per le strade del quartiere si incontrano donne e uomini con tradizionali costumi dei Paesi d’origine, anziani che vanno a fare la spesa ma anche molti giovani: un melting pot di culture, etnie e tradizioni.
Guardando il quartiere da un punto di vista differente è necessario fare riferimento ad un progetto innovativo di arte pubblica: si chiama B.ART- Arte in Barriera. Si tratta di un bando internazionale di arte pubblica finalizzato ad aumentare la qualità urbana e l’attrattività ambientale attraverso la realizzazione di interventi artistici diffusi nel quartiere. L’intervento si inserisce all’interno del Programma Urban Barriera di Milano, finanziato dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Comunità Europea, che opera con oltre trenta progetti sul piano fisico, economico e socioculturale per la riqualificazione dell’area di Barriera di Milano, quartiere storico della zona nord della città.
Nel quartiere ci sono, infatti, 13 opere di Millo, architetto brindisino e artista internazionale, apprezzato e riconosciuto per lo stile inconfondibile che lo accompagna. Nelle sue opere emerge una prospettiva modellata, il bianco e nero, la città. Elemento fondamentale sono le persone: veri giganti in primo piano nello schema urbano che si ripete apparentemente uguale e ordinato. Sono presenti personaggi giovani e inespressivi che emergono da anonime finestre per divenire protagonisti.
Millo, con il progetto “Habitat”, ha trasformato tredici facciate anonime del quartiere di Barriera di Milano in opere di arte pubblica: sono presenti tredici immagini legate da un unico filo conduttore: il rapporto tra l’uomo, perennemente fuori scala, e il tessuto urbano. La trama fitta dei palazzi e i gesti di una serie di “giganti buoni” lasciano spazio alla possibilità di farci stupire da ciò che ci circonda.
Alla base del progetto” Habitat”, lo street artist ha l’intenzione di far esaltare lo spazio che noi occupiamo nel mondo riproducendo il nostro ambiente come una città anonima in modo da poterlo associare a qualsiasi paese, sottolineando la relazione tra i personaggi e lo sfondo. C’è chi ci ha visto dei bambini, chi alieni e chi figure fantastiche. Non vi è una risposta giusta o sbagliata, esercitare la fantasia è un obiettivo che l’artista vuole raggiungere.