“Il futuro della Città della Salute”: intervista a Livio Tranchida


Abbiamo conversato con Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute di Torino sul presente e futuro della sanità torinese e regionale che ci ha raccontato i suoi primi mesi da direttore a Torino. Ecco l’intervista completa.

Dott. Tranchida, questi sono i primi otto mesi direttore generale della Città della Salute di Torino. Che esperienza è stata fino a questo punto?

Sono qui da oltre otto mesi e, come ho avuto più volte occasione di dire, si tratta di un’impresa ardua, ma allo stesso tempo entusiasmante. La Città della Salute e della Scienza di Torino rappresenta un patrimonio non soltanto per la città e la sua comunità, o per il Piemonte, ma per tutto il nostro Paese. Va ricordato che l’Università, partner fondamentale della Città della Salute, ha fatto la storia della medicina del nostro Paese, ne rappresenta il presente e ne segnerà sicuramente il futuro.

Ci può fare un bilancio?

Questa è stata una sfida entusiasmante che ho raccolto, nonostante le grandi difficoltà. Molti mi chiedono un bilancio ma, come dico sempre, l’aspetto economico-finanziario è uno strumento, non la finalità. La finalità è saper rispondere in maniera appropriata ai bisogni di salute. Ogni giorno accedono alle Molinette circa 15.000 persone tra dipendenti, cittadini e ricoverati, spesso in un momento di grande fragilità.

Un numero imponente. Ma quanto riuscite ad essere pronti a rispondere alla difficoltà di ogni giorno?

Questa è un’azienda eccellente perché sa rispondere ai bisogni. Spesso si crede che l’eccellenza in sanità sia sinonimo solo di grandi tecnologie o strutture moderne; questi sono fattori fondamentali, ma l’eccellenza passa soprattutto dal grado di umanizzazione delle strutture. Viviamo un momento di grande umanesimo che non si contrappone all’innovazione tecnologica, ma ne è il fattore coagulante.

Che cos’è per lei l’umanesimo della sanità?

L’umanesimo è capacità di ascolto, di comunicazione, di accoglienza delle fragilità e di tutela della dignità. Curare non significa solo guarire, ma anche accogliere e saper accompagnare le persone.

A proposito di sfide: quali sono le sue di sfide?

Le sfide sono tantissime. Abbiamo inaugurato la riapertura del 16º piano delle Molinette, chiuso da oltre cinque anni. È il 43º cantiere che ultimiamo dal mio arrivo, il che testimonia la dinamicità riacquisita dall’organizzazione. Abbiamo ancora 36 cantieri aperti, tra cui quello per il rifacimento completo delle sale operatorie e della terapia intensiva della Cardiochirurgia, un’opera attesa da dieci anni. Abbiamo anche aperto il cantiere del Pronto Soccorso, atteso da oltre vent’anni. La sanità passa da strutture dignitose: alle Molinette abbiamo ancora reparti del 1935 con sei letti e bagni fuori dalle stanze. C’è ancora molto lavoro da fare, ma oggi la città ha davanti a sé la sfida importantissima del Parco della Salute.

A questo proposito, quando lei è arrivato si è ritrovato in una situazione economica complessa, con un disavanzo di oltre 50 milioni. Anche sul fronte dei servizi, nonostante le eccellenze, in alcuni settori si è ancora indietro e le liste d’attesa sono infinite. Come si può spiegare ai cittadini il lavoro che state facendo per risanare sia la parte economica che quella sanitaria?

Bisogna distinguere tra la situazione della Città della Salute e le dinamiche di sistema. Quando sono arrivato, l’azienda era priva di bilancio approvato, il che metteva in discussione la continuità stessa della struttura. Ci siamo adoperati per dare all’azienda ospedaliero-universitaria più grande d’Europa il bilancio che meritava. Nel 2024 abbiamo registrato un disavanzo di circa 51 milioni di euro. La previsione per il 2025 vede un disavanzo di circa 90 milioni, un trend che segna quasi un raddoppio. Tuttavia, in una pubblica amministrazione il disavanzo può essere determinato anche da una carenza di finanziamenti.

E le dinamiche di sistema?

Le dinamiche di sistema, come le liste d’attesa e la difficoltà cronica nel reperire personale (soprattutto infermieri e alcune specialità mediche), sono fenomeni complessi aggravatisi dopo il Covid. La società è cambiata e con essa le aspettative di salute. Noi stiamo incrementando l’offerta di prestazioni, ma il fenomeno va gestito in modo organico, lavorando sull’appropriatezza della domanda e su un sistema integrato di rete.

Ma concretamente cosa si sta facendo?

Un esempio concreto è ciò che stiamo facendo nell’area metropolitana di Torino, dove abbiamo deciso di mettere in rete le nostre aziende — Città della Salute, ASL Città di Torino e Mauriziano — per rispondere in maniera integrata ai bisogni. È una modalità nuova di cui valuteremo i risultati. Il problema delle liste d’attesa è trasversale a tutto il Paese ed è un campanello d’allarme: dobbiamo innovare la sanità per preservarne l’universalità e la gratuità.

Un rapporto di fiducia tra pazienti e sanità che vi riorientato.

C’è bisogno di un riorientamento e di ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, che in alcuni casi si è rotto, come dimostrano le aggressioni agli operatori sanitari. Questo rapporto si recupera con la credibilità e con una nuova cultura organizzativa”.

Tornando alle Molinette, come verranno gestiti gli anni di transizione che ci separano dal nuovo ospedale? Quali lavori verranno eseguiti?”.

Abbiamo due sfide immediate. La prima è lo scorporo del Regina Margherita e del Sant’Anna, che diventeranno un’azienda autonoma. È un percorso che stiamo facendo d’intesa con la Regione per integrare sempre meglio i percorsi sanitari.

E poi?

L’altra sfida è il Parco della Salute. La conferenza dei servizi si è conclusa e siamo nella fase finale dei rilievi da dare al concessionario per il progetto esecutivo. Nel frattempo, i nostri ospedali attuali necessitano di manutenzione continua e rinnovamento, sia per l’arrivo di nuove apparecchiature sia per la sicurezza di operatori e pazienti. Ad esempio, al 16º piano abbiamo installato nuovi impianti di climatizzazione, fondamentali per la qualità della degenza.

Ci saranno altre risorse?

Continueremo a investire risorse: la Regione Piemonte ha deliberato circa 3,5 milioni di euro per i lavori nelle Molinette. Nonostante si lavori al nuovo Parco della Salute, dobbiamo garantire la dignità dei presidi attuali, che ogni anno accolgono 175.000 persone al Pronto Soccorso e generano oltre 570.000 giornate di ricovero”.

In ultimo, quanto può un evento come ‘Molinette Incontra’ avvicinare l’ospedale alla comunità e ricostruire quel patto di fiducia di cui parlava?”.

Il progetto nasce proprio con questa idea: è uno strumento attraverso il quale l’ospedale e i suoi professionisti si raccontano alla comunità, anche attraverso le storie vissute quotidianamente. La comunità di Torino si identifica nelle Molinette e l’ospedale si identifica nella sua comunità. Come si dice per il Barcellona, noi siamo ‘più di un ospedale’: siamo una comunità che sa accogliere e preservare la dignità nei momenti più difficili della vita”