
La sanità è uno dei temi principali di dibattito su tutti i media e che riguarda la vita di tutti i giorni dei cittadini. Per questo abbiamo intervistato Federico Riboldi, assessore regionale alla sanità
Assessore Riboldi, partiamo dalle piogge straordinarie che hanno colpito il Piemonte negli ultimi giorni. Come stanno reggendo o come hanno retto le infrastrutture piemontesi e dove si sono verificate le maggiori criticità?
Sicuramente le criticità maggiori si sono verificate nelle aree più isolate, le valli in particolare. Però è da segnalare anche l’evacuazione della frazione Terranova di Casale Monferrato e in generale alcune problematiche alle strutture sanitarie. Voglio ringraziare i nostri tecnici e tutto il personale degli ospedali perché nonostante criticità minori rispetto alle alluvioni ma infiltrazioni dovute alle forti piogge e ai venti sono intervenuti tempestivamente e hanno garantito l’attività. Abbiamo dovuto chiudere solo per poche ore un’emodinamica e una sala operatoria. Il resto nei 74 presidi ospedalieri piemontesi ha funzionato in maniera perfetta e continuativa durante tutta l’emergenza.
Cambiamo argomento, passiamo allo sblocco delle liste d’attesa. Negli scorsi mesi era stato annunciato questo nuovo piano di aumento delle prestazioni negli orari serali e anche nei weekend. Qual è stata la risposta dei cittadini e come sta procedendo il piano?
La risposta dei professionisti, degli infermieri, dei medici e degli operatori sociosanitari e degli amministrativi è stata una risposta importante. L’offerta di disponibilità alle prestazioni aggiuntive ci ha permesso fino ad oggi di fare 25.000 prestazioni in più e arriveremo alla fine di giugno con 60.000 prestazioni effettuate. Significa 60.000 cittadini piemontesi, una percentuale significativa sul totale dei cittadini che avrebbero atteso a lungo, magari anche un anno, una prestazione che invece hanno potuto anticiparla. Per noi è un dato molto confortante, molto importante ed è il principio del grande lavoro che faremo per far tornare alla normalità le liste d’attesa.
Il piano delle 50.000 prestazioni entro giugno, quindi procede perfettamente?
Sì, assolutamente, procede molto bene. Siamo già a 25.000, vorremmo sfondare le 50.000 e arrivare a 60.000 prestazioni aggiuntive.
Uno dei problemi che stanno riguardando tutte le sanità regionali dell’Italia è il problema dei gettonisti. Secondo le stime della fondazione Gimbe, il Piemonte è a metà classifica nella media nazionale per spesa sanitaria per dipendenti e per il personale. Come state cercando di risolvere il problema gettonisti?
Stiamo riducendo in ogni ASL in maniera importante il ricorso ai gettonisti. Dobbiamo però sempre ricordare che se dovessimo togliere tutto l’apporto dei gettonisti dal giorno alla notte dovremmo chiudere tantissime strutture e tantissimi ospedali. Quindi stiamo cercando di farlo e l’obiettivo è farlo in maniera pesante per rientrare nella casistica nazionale e investire meglio i soldi in spesa clinica. Stiamo cercando di farlo senza rinunciare ai servizi. Questa è la politica che mettiamo un po’ in campo da tutte le parti di buonsenso che è protesa al massimo risultato per i pazienti.

Un’altra problematica sempre riguardante il personale sanitario è quella degli infermieri. Lei recentemente è stato in Albania, se ci può raccontare il viaggio che è stato fatto e l’iniziativa dell’assessorato piemontese.
Il problema degli infermieri è un problema di tutto il mondo occidentale. L’OMS stima che mancheranno nel mondo 6 milioni di infermieri nel prossimo decennio. Un problema che non esclude il Piemonte. Oggi mancano 6.000 infermieri circa nella sanità piemontese e ne mancheranno 1.000 l’anno nei prossimi 10 anni. Dobbiamo reagire con forza. Il mio obiettivo è quello di istituire delle borse di studio dedicate, di ampliare i numeri nelle facoltà universitarie, di tornare a riempire i numeri tramite un orientamento nelle scuole superiori. Ma per far fronte a questi numeri dobbiamo comunque mettere a terra delle collaborazioni, mettere in campo delle collaborazioni con università straniere. Dovendoci rivolgere a università straniere pensiamo a paesi italofoni vicini all’Italia. L’Albania è uno di questi, ma un altro paese italofono con una grande migrazione piemontese è l’Argentina. Su questi due paesi ci stiamo concentrando in modo particolare.
Il problema degli infermieri riguarda molti paesi europei, ma qual è la principale criticità? Per quale motivo non si trovano gli infermieri?
La principale criticità è che il problema degli infermieri e dei medici è un problema che ha diverse madri. La più eloquente è il numero chiuso. Nel corso degli anni, quando si poteva invece avere candidature in numero importante, si è deciso di mettere numeri chiusi stringenti. Questo vale per i medici, l’Italia perde 10.000 medici l’anno rispetto ai laureati e questo vale per gli infermieri. Di questa politica si parla da vent’anni, oggi paghiamo il conto ma per fortuna il nostro governo ha deciso di cambiare la modalità di ingresso a medicina e di istituire un baraggio dopo il primo anno. Questo ci permetterà in un decennio di risolvere la situazione, però il mio mandato finisce tra quattro anni quindi io devo risolverla immediatamente e immediatamente la risolvo valorizzando le professionalità esistenti ed evitando che vadano via ma anche lavorando con le università straniere per poter fornire nuovo personale alla regione. Attendere che la politica governativa abbia effetto non avrebbe effetto immediato sui cittadini, che è il nostro obiettivo.
Un’altra problematica che sta riguardando sempre tutta la sanità d’Italia è quella dei medici di famiglia. Sempre secondo la fondazione Gimbe, il Piemonte è sotto la media nazionale per la perdita di medici di famiglia. Il calo sta intorno al 9,8%, mentre ci sono regioni che vanno addirittura oltre il 20%…
Abbiamo una percentuale altissima di pensionati nei medici di famiglia. Il problema appena mi sono insediato l’avevamo individuato nelle aree disagiate, nelle aree più lontane, nelle valli. Oggi è un problema che si verifica anche a Torino città. Sono state istituite prima regione in Italia le aggregazioni funzionali territoriali che permetteranno di creare grandi equipe di medici che comprendono circa 30.000 abitanti all’equipe e che potranno svolgere funzioni vicario nei confronti di chi si trova col medico in pensione. La vera soluzione però è avere più medici, assumere più medici e assumere anche più infermieri che lavorino sul territorio, che lavorino nelle cure domiciliari. Per questa ragione, nel corso del mese di maggio, Azienda Zero bandirà un grandissimo concorso dove ambiremo ad assumere tutte le persone che possono candidarsi a lavorare all’interno della sanità piemontese.
Una domanda di politica più prettamente nazionale. Lei è uno dei risponenti più importanti di Fratelli d’Italia in Piemonte, come si può riuscire a tenere insieme le fila di una maggioranza che in alcune volte esprime opinioni diverse, come nel caso ad esempio delle armi in Ucraina o in altre situazioni?
Fa parte delle democrazie mature il fatto che il dibattito parlamentare o politico possa ampliarsi anche a temi importanti. Ci fosse una maggioranza senza alcun dibattito io mi preoccuperei sulla tenuta democratica del Paese. Sui temi di politica interna, del lavoro, della salute, del sociale, della programmazione del futuro dello Stato non ho visto divergenze significative. Abbiamo avuto divergenze sulla politica estera che sono state palesate anche dagli organi, dai media, dagli organi di stampa, ma ritengo che Giorgia Meloni abbia sufficiente esperienza e sufficiente autorevolezza per poter fare sintesi delle anime della nostra coalizione e procedere forte anche di un consenso che la vede primo leader occidentale e vede il nostro partito, il suo partito, attestarsi con risultati sempre più alti a ogni sondaggio. Questo significa che gli italiani apprezzano l’azione di Giorgia Meloni, apprezzano il suo pragmatismo, apprezzano la sua capacità di tenere relazioni internazionali che all’Italia mancavano da tanto.

Un ottimo riconoscimento, immagino, per tutto il partito.
Io ho passato buona parte della mia gioventù e una parte della mia maturità a sentire la politica ripetere che l’Italia non aveva credibilità internazionale. Ecco, al di là dei detrattori, al di là di come la si pensi, oggi non si può dire che Giorgia Meloni quando rappresenta lo Stato all’estero non abbia credibilità. Gli italiani lo stanno apprezzando e devo dire anch’io da esponente del partito della Premier e da militante di lungo corso, che ha avuto lo stesso percorso e ha seguito Giorgia Meloni nel suo percorso sin dall’adolescenza, sono davvero molto orgoglioso di vedere questa giovane e tenace donna che tiene testa ai leader mondiali e che riporta al centro l’Italia nelle politiche globali.
Come vede la sanità tra quattro anni quando chiuderà il suo mandato? Con più medici, più infermieri?
Una sanità pubblica più equa, con più personale, dove il personale riesce a lavorare meglio, dove sono state posate le prime pietre di undici nuovi ospedali che garantiranno il futuro della sanità, una sanità più trasparente dove si riuscirà a dialogare tra vari settori in maniera più aperta e tramite questo metodo si potranno risolvere problemi. Credo siamo partiti col piede giusto, in dieci mesi abbiamo messo in campo progettualità innovative. Siamo partiti col piede giusto e in dieci mesi abbiamo messo in campo progettualità innovative. Penso al Cup alimentato con l’intelligenza artificiale, al grande piano di edilizia sanitaria, alle aggregazioni funzionali dei medici di medicina generale e al dialogo con le categorie per un nuovo modello di presa in carico dei pazienti. Penso, come dicevo, che siamo partiti col piede giusto e quindi i risultati non si faranno attendere, anche se in una materia così delicata ci vuole la pazienza di far maturare le azioni.