Con un’udienza Eternit insolitamente breve, si è aperta stamattina una settimana senza udienze Thyssen: la prima da chissà quando (eccezion fatta, naturalmente, per la pausa estiva). Il processo per l’incendio in corso Regina si concede infatti un mese abbondante per ripensare un po’ a se stesso, dopo il finale con botto delle arringhe difensive.
Espenhahn ha rispettato il documento di valutazione dei rischi; le richieste di danno di Regione, Provincia e Comune sono esorbitanti; i sindacati si sono dati da fare solo a cose fatte; gli errori sono stati della dirigenza locale dello stabilimento. Se l’avv. Ezio Audisio mirava a evitare che le repliche di PM e parti civili decadessero a un mero pro forma, decisamente ha raggiunto il suo scopo: a partire dal 5 aprile, con ogni probabilità udiremo in aula parole nuove voci altisonanti.
Soltanto per dieci giorni, però; più esattamente, soltanto per due udienze. Perché per il 15 aprile è già stata prevista la sentenza: quella sorta di semidivinità processuale aleggiante sul dibattimento, più volte invocata e vaticinata, altrettante volte implicitamente rimandata, finalmente viene accreditata di una data precisa. Tutto sempre soggetto a venti e cicloni del fato, s’intende; ma, con una simile bandierina sull’agenda di tutti, indubbiamente vi sono molte certezze in più.
In un dibattimento con tempi da Antico Testamento, può sembrare strana una simile accelerazione di programma, con la sentenza già stabilita nonostante manchino ancora le repliche. In realtà, è abbastanza comune che la corte si conceda un lasso di tempo per valutare le arringhe conclusive prima ancora di aver udito le repliche: nei processi più snelli, addirittura quest’ultima parte va in scena nella stessa udienza in cui poi si dà lettura del dispositivo.
In altre parole, da stamattina il processo Thyssen è ufficialmente in conclave: in questo mese abbondante, matureranno nelle menti di giudici togati e giudici popolari gli effetti di ventuno mesi di dibattimento, in attesa che le repliche conclusive eventualmente correggano il tiro. È quanto serve, del resto, perché tutti gli addetti ai lavori raccolgano le idee: come generali e colonnelli delle antiche battaglie campali, che, dopo aver più volte avanzato e essersi più volte ritirati, si arroccavano su una qualche balza panoramica per contemplare lo svolgimento di una battaglia subito prima che ne venissero sferrati gli ultimi decisivi colpi.
Roberto Codebò
