
Marina Massironi sarà protagonista questo fine settimana con Alessandro Benvenuti al Teatro Gioiello di Torino con La Tigre: una commedia divertente scritta Ramon Madaula. Ne abbiamo parlato con Marina Massironi in questa intervista.
La Tigre è un incontro fra due personaggi differenti, un uomo e una donna: un bel contrasto.
La Tigre è un testo scritto da un autore contemporaneo Madaula, e parla di questo servizio fotografico, di questa sessione fotografica, dove una fotografa deve ritrarre questo mental coach di successo: uno sviluppatore di grande successo con tre edizioni di libri venduti. Quindi sono due mondi che si scontrano un po’ sul tema della verità e della finizione.
La foto come elemento di confronto…
La foto riguarda sempre la scoperta di un’anima, può essere un viaggio anche molto difficile se uno ha tante difese. Dunque, la ricerca della felicità è il tema principale di questo spettacolo. Questa messa in scena cerca di capire se la felicità può dipendere da noi o semplicemente dalle circostanze.
E lo fa, ovviamente, in modo spiritoso.
Si. È un testo molto interessante, è una commedia sviluppata in modo coinvolgente e ci sono battute molto divertenti perché comunque è un tema molto sentito e molto condivisibile. La regia è di Alessandro Benvenuti, che è in scena con me e lui sarà il mental coach e io la fotografa.

Alessandro Benvenuti con il quale avevi già collaborato in un film del 2003, Ti spiace se bacio mamma. Com’è stato riprendere la collaborazione con un collega dopo un po’ di anni?
E’ stata una bella conferma. Noi all’epoca del film ci eravamo piaciuti e avevamo lavorato molto bene insieme. Io facevo sua sorella e avevamo stabilito un buon rapporto sia personale che di colleganza, di lavoro. Sono contenta di rilavorare con lui, ma penso e spero anche lui.
Nella tua carriera hai sempre lavorato molto a teatro, nonostante tante partecipazioni e tante collaborazioni anche con il cinema. Qual è la cosa che ti piace di più della tournée teatrale?
La cosa che mi piace di più è proprio il fatto di fare lo spettacolo ogni sera in un posto diverso e con un pubblico diverso e stabilire questo contatto che c’è sempre dal palcoscenico con la gente che c’è seduta in platea. Quindi questo scambio di energia che è molto diverso a seconda del luogo, a seconda della serata, a seconda di come ti senti, insomma, è proprio la vita di palcoscenico che mi piace e che mi arricchisce, da cui imparo, e che ci nutre.
Una condivisione totale con gli altri che siano i compagni sul palco o il pubblico.
Certo. La condivisione fisica in un’epoca in cui siamo tutti sui telefonini, sui social, e il fatto di scambiare energie, emozioni, anche chiacchiere con persone in carne ed ossa penso che sia una grande ricchezza, una grande opportunità.

Invece, qual è la cosa che ti piace di meno?
La cosa che mi piace di meno sono i viaggi. Proprio il viaggio in sé, la cosa fisica di spostarsi magari anche tutti i giorni, di fare tanti chilometri. Ecco, quella comincia un po’ a pesare, però poi i luoghi, l’Italia è bella, lo sappiamo, quindi va bene.
Rimanendo sempre nel tema del teatro e della comicità, come è cambiato negli anni il tuo approccio nei confronti del pubblico? Il tuo modo di far ridere negli anni è cambiato o rimasto uguale?
Non lo so, da un lato spero che sia cambiato perché vorrebbe dire che sono maturata, no? Però nel rapporto col pubblico forse c’è una cosa che è rimasta come all’inizio ed è anche una cosa che mi piace, una cosa preziosa. Ed è il fatto di studiarsi, il fatto di non aspettarsi nulla, anche di avere quella tensione particolare che si ha prima di andare in scena, quella c’è sempre. Ma credo che sia un valore aggiunto e poi io sento che continuo a imparare, continuo a bere dalle altre fonti: mi piace lavorare con gli altri attori, non sono monologhista equesta collaborazione anche con gli altri attori fa crescere la mia consapevolezza.
E in questo senso c’è anche un testo di un autore o di un’autrice particolare che ti piacerebbe portare in scena e che ancora non hai fatto?
No, particolare no, no, ci sono delle idee, dei testi particolari no, (6:13) magari mi piacerebbe lavorare su un classico, cosa che non ho mai fatto se non all’inizio, proprio all’inizio quando studiavo, (6:22) avevo appena finito la scuola, insomma, ecco.
Infine ti chiedo perché inviti il pubblico a seguire questo spettacolo a Torino?
Io vorrei che veniste a Torino per vedere questo spettacolo perché è divertente, perché è coinvolgente, perché vi farà uscire anche con delle domande, forse non delle risposte ma delle domande sicuramente.