“Ivrea, città industriale del xx secolo”, il sindaco Sertoli: “Abbiamo voglia di rinascere”

Posted On 16 Lug 2019

Abbiamo incontrato il sindaco di Ivrea Stefano Sertoli a pochi giorni dalla cerimonia di inaugurazione della targa “Ivrea, città industriale del xx secolo – patrimonio dell’Umanità”, posta alla storica Portineria del Pino dell’Olivetti.

Una sorta di “passaggio di testimone” tra la tradizione e il nuovo.

Ivrea un tempo “culla dell’informatica”, grazie all’esperienza dell’Olivetti, cosa ha lasciato in eredità al Territorio?

Lo spirito olivettiano è stato fondamentale perché il territorio si reinventasse dopo la chiusura della “Ditta” (come veniva chiamata allora l’azienda). Prima c’era la grande azienda che dava lavoro a tutti, che ha “formato” migliaia di imprenditori che sono rimasti e lavorano in vari settori dall’automotive  alla manifattura. Nel Canavese, ad esempio, si lavora il 50 % dell’acciaio italiano. Il lutto economico per la fine di Olivetti ha avuto bisogno di due generazioni per essere assorbito. Ora è arrivato il momento di guardare al futuro e far rivivere l’Olivetti in altro modo.

I recenti eventi, in particolare, la tappa del Giro d’Italia, hanno mostrato una città in grado di rispondere e di partecipare. Qualcosa di nuovo e inaspettato anche per lei?

L’entusiasmo probabilmente è contagioso… noi pur cercando di risolvere i problemi oggettivi non smettiamo mai, di credere nella nostra città e nelle potenzialità del territorio e dei suoi abitanti. La Città e il Canavese hanno voglia di rinascere e noi siamo irrimediabilmente convinti che insieme ce la possiamo e ce la dobbiamo fare.

Quale tipo di ricaduta prevede che abbia sul territorio il riconoscimento dell’Unesco?

Le ricadute sono diverse: turistiche, economiche e di posizionamento del canavese nella geografia regionale e nazionale.

Turistiche: è risaputo che il marchio UNESCO genera attrazione sia per i siti tradizionali che per quelli innovativi come il nostro. E i risultati si vedono da un anno a questa parte. Sta a noi completare il processo che nel linguaggio UNESCO viene definito “tourist facilities”, cioè il visitor’s centre, la programmazione dell’incoming, l’offerta turistica integrata.

Economiche: i beni inseriti nell’area del Patrimonio Mondiale sono per il 98% privati. Sono beni che devono rinascere, e lo stanno facendo, grazie all’economia, all’economia innovativa, all’innovazione tecnologica, di processo e al digitale. Ci sono processi avviati di grandissimo interesse sia per se stessi che per l’attenzione della Regione e dello Stato.

Posizionamento: il canavese era al centro dell’attenzione e dell’invidia di tanti altri territori. Poi è entrato in un tunnel difficile da attraversare anche se ha sempre mantenuto eccellenze e capacità che hanno prodotto innovazioni fondamentali a livello mondiale. Ma in silenzio, anzi quasi scusandosi che nascessero qui. Ora siamo al centro dell’attenzione. Ci saremo sempre di più.

Ivrea come si sta organizzando per sfruttare al meglio questa visibilità?

Ivrea e la sua amministrazione sono pronti a portare a sistema tutto ciò che costituisce visibilità, in ogni campo. Il riconoscimento UNESCO è un volano fondamentale che consente una crescita di valore per ogni iniziativa. Ivrea dovrà essere capace di essere il contesto ideale.

Esiste una “cabina di regia” in grado di porre a fattor comune le diverse esperienze/organizzazioni per consentire una gestione efficace dei prossimi mesi?

La cabina di regia esiste ed è quella che ha portato il risultato (Comune, Ministero, Regione, Città Metropolitana, Fondazione Guelpa, Fondazione Olivetti). A breve verrà istituito l’ente gestore che, in maniera più efficace ed efficiente potrà gestire il tutto. Penso sia davvero fondamentale “fare sistema” con tutte le componenti attive del territorio, pubbliche e private.

Quali iniziative concrete state pianificando per sviluppare, vista l’esperienza degli altri territori premiati dall’Unesco, efficacemente la visibilità?

Iniziative importanti: un palinsesto di attività ed eventi che, nel visitor’s centre, racconteranno i valori riconosciuti dall’UNESCO in maniera innovativa; iniziative di valorizzazione delle aree inserite in buffer zone ma ugualmente fondamentali per la storia riconosciuta; un master in restauro del moderno nel nostro polo universitario; un rapporto forte con l’altro sito industriale italiano (Crespi d’Adda) e con i siti industriali dell’Unione Europea riconosciuti Patrimonio Mondiale; un programma di visite guidate lungo l’arco dell’anno anche per favorire la visita nelle aree private di altissimo interesse culturale, sociale e architettonico. Nello specifico: lo vedrete.

Qualche turista “spaesato” la domenica mattina, domanda, ad esempio, come visitare il Castello, o se vi sono attrazioni in città. Avete in programma delle iniziative concrete a riguardo?

Abbiamo finalmente avviato il Progetto di riqualificazione del castello, a partire dal rifacimento della staccionata esterna che, francamente, non dava valore alla struttura. Abbiamo poi a piano una serie di accordi con le associazioni per la promozione del territorio con attività concrete e con il supporto di adeguato materiale pubblicitario. Ci sono delle eccellenze enogastronomiche nel nostro territorio, come ad esempio L’Erbaluce, che vanno adeguatamente valorizzate e supportate.

Indubbiamente da questo punto di vista c’è molto da fare, è necessario avviare un preciso piano di Marketing territoriale.

Un sogno nel cassetto?

Realizzare a Ivrea un Palazzetto dello Sport. Il nostro territorio esprime già elementi di eccellenza in diverse discipline, dalla Canoa, alla Scherma, al Basket, per citarne solo alcuni. Ivrea merita uno spazio adeguato per poter proporre eventi sportivi anche a livello nazionale.

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