
Dove eravamo rimasti: dopo il grande successo delle scorse stagioni Massimo Lopez e Tullio Solenghi tornano al Teatro Colosseo domenica 25 gennaio con uno spettacolo che ormai è diventato una vera tradizione. Ne abbiamo parlato con Massimo Lopez in questa intervista.
Dove eravamo rimasti è un incontro tra amici, tra lei e Tullio Solenghi. Condividerete il palco anche con una band jazz diretta dal maestro Comeglio: uno spettacolo completo…
Sì, direi che sì. Questo spettacolo si chiama così perché riprende un po’ lo stile di quello precedente. Abbiamo voluto fare una sorta di continuazione dello stile del nostro spettacolo precedente: ricco di tanti ingredienti, di sketch, di musica, di imitazioni: una sorta di varietà.
Lo spettacolo verte molto anche sul rapporto ormai decennale con il pubblico. Un rapporto che lei ha descritto anche come una famiglia allargata.
E’ una sorta di famiglia allargata: ogni volta con questo spettacolo percepiamo da parte del pubblico un’energia e un calore molto particolare, molto forte. A fine spettacolo, le persone ci aspettano fuori e ognuno di loro ci racconta qualcosa sulla nostra storia. Magari quello che loro facevano durante le nostre trasmissioni televisive o come le vivevano. Diciamo che abbiamo sempre avuto un pubblico molto trasversale: si va dal nonno al nipotino.

In questo spettacolo ci sarà anche spazio per l’avanspettacolo, è una forma di spettacolo che ormai si vede raramente sia in teatro che in televisione…
Sì, diciamo che citiamo il discorso della comicità di una comicità un po’ retrò spiegando anche che la differenza tra come nasce un comico oggi e come nascevano un tempo. Tanti anni fa la forma utilizzata era quella dell’avanspettacolo. E quindi vogliamo far conoscere uno specifico sketch di quel genere.
Lei condividerà il palco con Tullio Sollenghi: il vostro affiatamento che si nota in scena è una cosa che avete costruito negli anni, lavorando tanto insieme, oppure è un qualcosa che è nato già dai primi momenti?
E’ chiaro che è nato nei primi momenti perché noi come amici eravamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda e avevamo lo stesso modo di vedere le cose della vita. Per cui da quello siamo arrivati poi a decidere di scrivere e di preparare delle cose prima per la radio, poi per la televisione, poi ancora per il teatro. Ci siamo trovati sin dall’inizio, poi chiaramente andando avanti cresce questo rapporto e ci si conosce talmente bene: addirittura ci leggiamo nel pensiero.
Aggiungendo in questo quadro anche Anna Marchesini, che cosa avevate di speciale voi rispetto ad altre collaborazioni artistiche?
E’ stata proprio un’alchimia, una magia: noi non abbiamo mai avuito gli standard degli altri. Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo realizzato perchè pensavamo fosse la cosa migliore. Non c’è mai stata la voglia di emergere l’uno sull’altro: nella creazione delle sketch, c’è sempre stata la volontà di favorire gli altri due. Ad esempio, se uno succedeva che ci si scrivesse i pezzi a vicenda: capitava che io li scrivevo per Anna e Tullio e viceversa. L’importante era che funzionasse in scena e che facesse ridere.

Lei ha lavorato soprattutto con la sua voce attraverso le imitazioni. Come ci si prende cura di uno strumento così importante?
Innanzitutto, mettendosi la sciarpa: quindi avere una cura per se stessi perché è lo strumento fondamentale. E’ una cura importante e poi il fatto di giocare con la voce, il fatto di osservare la vita che ti circondae poterla poi rappresentare fa sì che la voce, il corpo e la mimica si allenino.
Infine, mi dica un motivo almeno per venire a vedervi questa domenica al Teatro Colosseo di Torino.
Io penso che il pubblico venendo a vedere lo spettacolo si diverta davvero: noi percepiamo questa fortissima energia dal pubblico. C’è gente che torna a rividerci pur conoscendo lo spettacolo: dice noi torniamo perché si ride molto e ci divertiamo tanto quindi io credo che questo sia un bel appuntamento da questo punto di vista.