“La mia Desdemona al Teatro Carignano”: intervista a Claudia Tosoni

Otello Carignano

Arriva al Teatro Carignano Otello, il famoso testo di William Shakespeare. In scena, oltre a Giorgio Pasotti, che è anche il regista, Claudia Tosoni e Giacomo Giorgio in una versione rinnovata scritta da Dacia Maraini. Ne abbiamo parlato con Claudia Tosoni che interpreterà Desdemona.

L’Otello è uno dei testi più conosciuti della storia del teatro che affronta un racconto fatto di passione ma soprattutto di gelosia. Come sei entrata a contatto con il personaggio di Desdemona?

Questa è una versione scritta da Dacia Maraini che dà maggiore spazio al punto di vista femminile di Desdemona visto anche il periodo storico in cui viviamo. Da Giorgio Pasotti, il regista, mi è stato chiesto, per tutto il percorso che abbiamo fatto durante le prove, di aggiungere rabbia nella seconda parte dello spettacolo perché avevo la tendenza, leggendo anche le parole che devo citare, a metterci più verbo del necessario nella prima parte perché, ovviamente, la reazione nei confronti di quello che succede in questo testo è pura verità.

Questo testo ha un messaggio importante, ancora oggi.

Si, il messaggio che abbiamo voluto far passare, soprattutto anche nella prima parte dello spettacolo, è che questa donna, nonostante riesca ad opporsi anche al potere del padre e alla decisione del padre di poter gestire la sua vita,  con fermezza, gentilezza, amore e fiducia, si affidi al suo uomo. Quindi, solo nella seconda parte del testo, Desdemona, avrà un atteggiamento combattivo. Nella prima parte abbiamo cercato di far emergere anche la fiducia che poi spesso, anche le donne oggi, che si affidano a compagni violenti o vivono comunque in famiglia situazioni veramente drammatiche. 

Possiamo dire che, questa versione scritta da Dacia Maraini, si adatti maggiormente alla contemporaneità?

Sì, guarda, io sono una grande fan di Alda Merini che, come sappiamo tutti, è una donna che è stata internata in manicomio da suo marito. E’ una donna che è riuscita a trasformare l’orrore in poesia. Quindi tutto quello che lei ha passato è riuscito a diventare qualcosa di bello. Ho sentito una sua intervista in cui disse che “il dolore è diventato poi un vestito incandescente fatto d’amore per gli altri”. Ecco, ritornando allo spettacolo, io penso che attraverso quest’opera noi, con l’aiuto della Maraini, abbiamo provato a fare questo innanzitutto a poterlo comunicare ai ragazzi più giovani. E questo avviene sia attraverso un attore giovane come Giacomo Giorgio, sia attraverso proprio la tematica di cui stiamo parlando.

Otello_Carignano-1-1024x694 "La mia Desdemona al Teatro Carignano": intervista a Claudia Tosoni

Un tema che fa parte della cronaca, ormai, di tutti i giorni.

Se ci pensiamo, il delitto d’onore è stato annullato ed è caduto solamente nel 1981, che è veramente pochissimo tempo fa. Cioè, fino a pochissimo tempo fa le donne potevano morire per mano della famiglia o di un compagno. E’ una cosa veramente assurda che ancora esiste tra l’altro in altre parti del mondo. Leggevo ieri che lo scorso anno sono state uccise 85 donne per femminicidio e l’anno prima i dati erano ancora più alti. Questo vuol dire che in Italia vengono uccise 7 donne di media al mese.

Quanto è stimolante per per un’attrice iniziare un ciclo di repliche al Carignano che è uno dei teatri più importanti in Italia?

Io ho iniziato a recitare quando avevo 14 anni e sono stata anche in teatri molto importanti, ma l’onore di recitare al Carignano non l’avevo ancora avuto. Per me il teatro è veramente casa mia, per questo è un’emozione veramente indescrivibile arrivare in un posto così pieno di storia soprattutto portando un testo e un ruolo come questo ed è un po’ uno di quei punti nella carriera, nel percorso di un attore, che segna una piccola conquista. Sapere anche che c’è tutto quel pubblico che è anche abituato ad un certo tipo di programmazione, è veramente, se posso dire, un onore. 

Teatro-Carignano_ph-Bruna-Biamino-1024x683 "La mia Desdemona al Teatro Carignano": intervista a Claudia Tosoni

Infine, perché inviti il pubblico a seguire questo spettacolo al Teatro Carignano?

Perché credo che l’arte debba avere come obiettivo finale quello di poter trasformare le coscienze e poter anche educare al bello, perché il bello è qualcosa di molto importante che può anche segnare e rendere più profonda la nostra coscienza, quindi secondo me i più giovani dovrebbero venire proprio per avere una maggiore educazione sentimentale che oggi è molto più importante di ieri.

Soprattutto in momento come quello attuale…

Si, nella la società in cui viviamo, ci siamo un po’ allontanati gli uni dagli altri. Il teatro è come un concerto, una mostra, è qualcosa che tu vivi da vicino, unico, irripetibile e che ti può toccare molto più da vicino rispetto anche a un discorso o una chiacchiera tra persone, cioè vedere delle persone in scena che usano certe parole, che sono immortali come quelle di Shakespeare, può aiutare a capire meglio quello che sta accadendo intorno a noi.