
Arriva in Piemonte con ben 5 date lo spettacolo “Arlecchino?” scritto e diretto da Marco Baliani ed interpretato da Andrea Pennacchi. Uno spettacolo che rimarca la contemporaneità della Commedia dell’Arte: ne abbiamo parlato con il suo protagonista.
Pennacchi, quando e come ha preso forma questo spettacolo?
E’ stata una cosa molto sentita: io e il direttore del circuito regionale teatrale del Veneto ci siamo confrontati sul fatto che c’era tutto un repertorio del teatro veneto che purtroppo non era più considerato patrimonio nazionale. Noi, invece abbiamo sempre ritenuto e riteniamo tutt’ora che quel teatro sia patrimonio di tutti e non solo di una regione (Goldoni ovviamente è uno di questi autori). Il testo l’abbiamo scelto assieme con Marco Baliani, che è sempre nel cuore di tutti noi come grande interprete e regista e l’abbiamo portato in scena e al momento i riscontri ci stanno dando ragione
Il suo Arlecchino cerca di mettere insieme tradizione e contemporaneità?
Certo! Questo è il nostro tentativo. La questione è anche molto semplice: stiamo facendo un lavoro sulla tradizione perché la commedia dell’arte è sempre aperta sul contemporaneo e quindi stiamo semplicemente utilizzando il testo nell’alveo della tradizione. Ma ovviamente la tradizione significa anche, potenzialmente, il rischio che qualcosa rimanga sempre uguale a se stesso, cosa che il teatro non può sopportare. È un rischio che soffoca il teatro, la vitalità del teatro e quindi noi ci siamo messi anche in lotta contro questa possibilità.

Che significato ha per lei Arlecchino e come è entrato in questo personaggio?
Interpretarlo è molto facile, ma molto faticoso fisicamente perché ti chiede molto. E’ una modalità di recitazione che non va dall’interno verso l’esterno come nel metodo Strasberg o i metodi cinematografici, bensì è molto fisica, molto basata su gag precise e costruite nei secoli per cui da quel punto di vista devi solo metterti al servizio di quello che c’è già. Invece, dal punto di vista del lavoro di attualizzazione ci siamo messi assieme ad elaborare dei testi anche che potessero in qualche modo avere un aggancio nella contemporaneità e quindi ci siamo messi a fare anche i compositori, gli scrittori di teatro.
Quindi possiamo dire che la commedia dell’arte è ancora attuale?
Io lo penso molto e ne sono molto convinto. E anche il pubblico sembra darci ragione.
C’è stata una difficoltà principale o maggiore che ha trovato provando il personaggio?
Le difficoltà normali del mestiere dell’attore cioè l’entrare nello spirito del testo, capire bene quello che stai cercando di fare, però sono normali difficoltà del lavoro dell’attore. Per cui sono quelle cose che accogli come sfida, come cosa anche divertente.
Qual è l’aspetto più contemporaneo di Arlecchino?
Il primo che salta all’occhio è proprio che lui ha a che fare con l’idea di servire, dell’essere servitore, del lavorare per più padroni. E quindi anche noi oggi riflettiamo su questa cosa. Cosa significa essere servitore di un padrone? Cosa significa non vederlo in carne e ossa questo padrone? Sono varie cose che Arlecchino porta con sé dal passato, ma che può portare tranquillamente verso il futuro.

In ultimo, perché il pubblico deve venire o che cosa può incuriosire il pubblico di questo spettacolo?
Beh, la prima cosa è sono 1 ora e 3/4 di divertimento puro, però con un’insidia che rischia di lasciare un seme di pensiero su alcune tematiche attuali che ti porti a casa e ci pensi sopra. Per cui non è un divertimento vuoto, è un divertimento pieno.
Pennacchi e il suo Arlecchino saranno in scena nel cartellone di Piemonte dal Vivo con ben 5 date: l’11 marzo al Teatro Civico di Oleggio, il 12 al Teatro Concordia di Venaria, il 13 al Teatro la Fabbrica di Villadossola, il 15 al Teatro Toselli di Cuneo e infine il 16 marzo al Teatro Superga di Nichelino.