“La rivoluzione inglese nella Formula 1”: intervista a Carlo Cavicchi

carlo cavicchi

“I nemici del Drake” è il titolo della nuova mostra che fino ai primi giorni di ottobre sarà presente al Museo dell’Automobile di Torino. Questa mostra racconta la rivoluzione delle scuderie inglesi in Formula 1 e delle loro vittorie contro Enzo Ferrari. Ne abbiamo parlato con Carlo Cavicchi, ex direttore di Autosprint e Quattroruote e curatore della mostra.

Carlo, da dove nasce l’idea di questa mostra?

L’idea nasce da lontano, nasce dalla mostra di 2 anni fa su Ayrton Senna che è stato un grandissimo successo con 230.000 visitatori da 94 paesi diversi. L’idea era di farne un’altra di grande importanza, di grande impatto. L’obiettivo era parlare della Ferrari senza necessariamente dover parlare della Ferrari, cioè partire dalla Ferrari per far presentare qualcosa che in Italia non si era mai visto.

Quindi parlare di Ferrari attraverso i team inglesi…

Si, non a caso in questa mostra c’è una quantità esagerata di vetture inglesi perché i team inglesi sono stati i protagonisti del trentennio dal ’58, quando Ferrari vince l’ultimo mondiale con una vettura a motore anteriore, a quando Ferrari muore nell’88: 30 anni dove Ferrari vincerà soltanto cinque titoli.

nemici_drake-1024x694 "La rivoluzione inglese nella Formula 1": intervista a Carlo Cavicchi

Un racconto di un’epoca che ha cambiato definitivamente la Formula 1.

C’è un dominio di fantasia e di proposte degli inglesi in quel periodo e noi ne abbiamo approfittato anche, nella mostra, per presentare queste vetture in un’atmosfera originale, la Swinging London, in cui gli inglesi hanno dominato nella moda, nella musica, nell’arte e nel teatro. Abbiamo inserito in questo contesto anche una grande mostra fotografica dello svizzero Reinhard Klemm, considerato il più grande fotografo di tutti i tempi della Formula 1, con 34 foto giganti degli anni ’60.

Possiamo dire che quella rivoluzione sia presente ancora oggi nella Formula 1?

Sì, questo si può dire perché gli inglesi tutt’ora stanno vincendo perché la stessa Mercedes poi nasce in Inghilterra. È uno spirito molto forte, però la Ferrari dopo ha reagito nel periodo di Schumacher e Montezemolo con i cinque titoli consecutivi. Adesso c’è un nuovo periodo di crisi della Ferrari che si sta allungando dal 2007 a oggi: sono già 19 anni che si aspetta un nuovo titolo e di nuovo gli inglesi si sono ripresi la scena.

Tra le vetture esposte ce n’è una in modo particolare che rappresenta questa rivoluzione di cui stiamo parlando?

Ci sono tante macchine fondamentali dalla Cooper di Moss che vince nel ’59 a Monza e rompe il fronte delle vetture tradizionali della Ferrari vincendo il mondiale per 2 anni. Quella vettura lì è il segno di un cambiamento. La mostra parte dalla Ferrari 246 di Hawthorn, l’ultima che vince con il motore anteriore, e finisce con la macchina fatta fare in Inghilterra da John Barnard nell’88: Ferrari prima di morire capitola e decide di far fare una macchina praticamente in Inghilterra. C’è anche la Lotus di Fittipaldi del ’72, una macchina di grande svolta tecnologica. Ogni macchina lì dentro ha un retroterra importante da raccontare.

Questa mostra ripercorre anche il successo di quella su Senna e i primi dati sono molto incoraggianti. Secondo lei, questo successo è dovuto in qualche modo a una nostalgia per il passato o anche a un mancato entusiasmo per il presente della Formula 1?

Mah, non direi questo. Sarebbe presuntuoso dire che la Formula 1 di adesso non piace. Sono occasioni per ripresentare qualche cosa che molti non hanno visto. Io credo che la gente venga incuriosita dal vedere qualcosa che i più giovani non hanno nemmeno mai visto. Un tempo i regolamenti permettevano la fantasia, oggi tutto è regolamentato fino all’ultimo particolare. Gli inglesi portarono il merchandising per primi: abbiamo esposto una Surtees con la sponsorizzazione Durex che 50 anni fa creò scandalo, mentre oggi sarebbe giudicata istruttiva, al contrario degli sponsor di allora (tabacco, birra, alcol) che oggi sarebbero proibiti.

Infine le chiedo: questa Formula 1 di adesso, quella del motore per metà elettrico, la entusiasma ancora? Per esempio, il sorpasso che ha fatto all’esterno nell’ultima gara Leclerc su Russell è ancora entusiasmante per lei?

Beh, un sorpasso del genere è sempre entusiasmante perché ci toglie via da una Formula 1 in cui si passava soltanto in rettilineo. Ho visto molti cambi di regolamento e grandi polemiche, ma poi nel tempo le situazioni si aggiustano. I cambiamenti portano sempre uno shock iniziale, ma la Formula 1 ha una capacità di autorigenerarsi. Bisogna dare messaggi che siano anche un po’ ecologici se si vuol continuare a correre. Credo che tutto si aggiusterà nel giro di una stagione.