
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, Serena Dandini ci ha presentato il suo nuovo libro “Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica”: un racconto su quanto le donne siano state molto più presenti di quello che si pensa durante le prime fasi della Repubblica Italiana. Questa la nostra intervista a Serena Dandini.
Serena, grande accoglienza per te qui al Salone del Libro.
Sono sempre felice quando sono a Torino.
Le donne e la loro presenza nella Repubblica: insomma, un’eredità da difendere, un appello prezioso per le nuove generazioni. Anche il tema mi sembra “tosto”.
Beh, paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica è il mio nuovo libro; parlo di una genealogia affettuosa delle donne che hanno fatto l’Italia tanto quanto i padri costituenti, ma che spesso sono rimaste invisibili. Invece hanno delle storie straordinarie e avventurose ed è bello conoscerle perché, insomma, oggi godiamo dei diritti e della libertà che queste “ragazze della Repubblica” hanno conquistato.

Tu ne citi tante di donne, ma quali sono quelle significative che hanno fatto veramente la Repubblica?
Eh beh, le 21 costituenti sicuramente. Sono entrate in un parlamento di 556 uomini e hanno lottato non solo “di parata”, ma effettivamente parola per parola. Hanno partecipato alla scrittura della Carta Costituente tanto quanto i padri, però non vengono mai citate; invece hanno inserito negli articoli della Costituzione delle paroline fondamentali che hanno poi scardinato molte delle leggi maschiliste che erano in auge nel nostro Paese.
Siamo in un momento molto particolare per i diritti, soprattutto. Ecco, secondo te i giovani — visto che li incontri molto spesso — quanto ne sanno di queste battaglie e di queste lotte?
Ma guarda, molto più di quello che immaginiamo. Noi abbiamo sempre questa immagine dei giovani intenti a scrollare davanti al telefonino, ma in realtà, quando vediamo le piazze piene — per esempio per protestare contro il dramma di Gaza — ci si rende conto che i giovani ci sono, hanno una grande coscienza e sono molto più svegli e attivi di quanto immaginiamo. Io spero e mi auguro che questo libro vada in mano alle giovani generazioni perché è molto importante sapere da dove veniamo per sapere chi siamo, ma soprattutto per sapere dove non vogliamo mai più tornare.

Ultima domanda: il primo libro che hai letto o quello che ogni tanto tiri fuori e rileggi, insomma, il “libro della vita” per Serena Dandini?
Eh, non è facile questa domanda perché ce ne sono tanti. Io sono ondivaga, comunque sicuramente dei libri di Virginia Woolf, come La signora Dalloway; sono quei libri che tengo sul comodino. Se mi chiedi proprio il libro da comodino, cito anche alcune cose di Michela Murgia.