
“Dalle donne manager viene il nuovo modello di una leadership partecipativa”, è la considerazione di apertura di Marina Cima, tesoriera di Federmanager nazionale e coordinatrice del gruppo Federmanager Minerva Torino, ideatrice del convegno “Leadership partecipativa. Per non credere che sia impossibile cambiare”, che si è svolto mercoledì 18 gennaio all’auditorium della Banca Popolare di Novara in piazza San Carlo a Torino.
Si è discusso sulle possibilità di cambiamento in un mondo in trasformazione tra potere e differenza e lo spunto è venuto dal libro di Luisa Pogliana “Esplorare i confini. Pratiche di donne che cambiano le aziende”. La visione femminile all’interno del luogo di lavoro ha cambiato il modo di concepire le realtà aziendali stesse: “L’azienda è vista dalle donne come un luogo di soggetti diversi, portatori di valori differenti che fanno sì che la stessa diventi una costruzione comune”, ha sottolineato l’autrice, che ha più di quarant’anni di esperienza in ricerche di mercato e ruoli apicali in contesti anche internazionali. Le storie raccontate nel libro e le esperienze che vi si ritrovano possono essere sintetizzate, secondo Pogliana, in due filoni di base: “Il primo è che le aziende crescono anche attraverso lo sviluppo delle persone che vi lavorano, non come una somma di mansioni ma come soggetti che contribuiscono alla crescita aziendale attraverso le loro prestazioni qualitative, sempre che il management li metta in condizioni di farlo. E per farlo bisogna uscire dal rapporto capo-dipendente. Il secondo filone fa comprendere che il lavoro in azienda è dentro la vita dei lavoratori stessi e non è posto al di fuori di essa. Chi lavora bene, vive bene. E per ottenere questo risultato le donne hanno portato dentro le aziende una nuova concezione del tempo. Il tempo di lavoro non è l’orario di lavoro”.
Pogliana cita il caso di Anna Deambrosis, direttore Welfare e amministratore delegato Blue Assistance, Reale Mutua Assicurazioni, relatrice anch’essa nel convegno, che ha affrontato la maternità dal punto di vista aziendale come una risorsa per far crescere il suo team e metterlo in condizioni di lavorare in autonomia, tanto che al suo rientro i risultati erano stati incrementati e lei stessa ha avuto una crescita di carriera per i meriti ottenuti. “Soluzioni diverse si possono trovare, basta cercarle – ha dichiarato Pogliana – ciascuno di noi può influire sulle scelte dell’azienda”. Tesi rafforzata dall’intervento di Deambrosis, che ha parlato di nuovi strumenti di Governance che permettono una visione più integrata e decisioni più consapevoli: “Mi sono trovata a gestire la nascita di una nuova direzione – ha detto Deambrosis – nata dalla fusione di due precedenti aree. Con i miei riporti diretti abbiamo deciso di creare un team di gestione includendo i neocapi, uno spazio nel quale tutti possono porre problematiche e proporre soluzioni, questo mi ha permesso di avere più integrazione nella squadra di management e avere io stessa maggiore consapevolezza nel prendere le decisioni come leader del gruppo”.
Le ragioni del cambiamento che le donne hanno portato e stanno portando in azienda vengono, secondo Renata Tebaldi, manager nel settore delle risorse umane e coordinatrice Nazionale di Federmanager Minerva, dalla loro capacità di ascoltare, di anticipare gli scenari, dall’innata propensione a prendersi cura. Tuttavia, le donne, dice Tebaldi: “Ancora troppo spesso non vengono coinvolte e loro stesse non si propongono poco”.
Uno dei temi più invocati nel convegno è stato quello dell’inclusione, base, secondo tutte le relatrici, dei cambiamenti aziendali. La condivisione di valori e la valorizzazione delle persone sono state le scelte vincenti di Yes4To di Barbara Graffino: “Nell’approccio collaborativo c’è uno sviluppo armonico e viene meno la necessità di una gerarchia”, come in un’orchestra nella quale tutti contribuiscono al risultato armonico, con il direttore d’orchestra che sapientemente guida gli altri musicisti, ma senza imporsi.
Il dibattito ha avuto il prezioso contributo anche di Laura Filippi, presidente del Club dirigenti amministrativi e finanziari di Torino, perché un punto di vista differente riguarda anche le attività tradizionalmente considerate “maschili” come la finanza. Oggi molte donne sono Cfo o hanno responsabilità in società finanziarie. Anche lì le donne possono essere portatrici di principi nuovi, Irene Canavese, della Fondazione Adecco per le pari opportunità: “Far crescere anche chi è in condizioni di svantaggio è possibile”, Antonella Negro, responsabile commerciale Nord-Ovest di Lee Hecht Harrison: “I mutamenti nel mondo delle imprese sono sempre più frenetici e anche il lavoro cambia e di conseguenza è necessario vedere le potenzialità di tutti, il cambiamento richiede leader e dipendenti adattabili ed insieme impegnati – per garantire la business continuity” e Marco Tarpi, presidente Torino In: “Anche nelle associazioni agire con nuovi criteri inclusivi porta vantaggi imprevisti”, moderati con maestria da Marzia Camarda, amministratore delegato di Verba-Volant che in ultimo ha augurato di lavorare per il futuro per diffondere il più possibile queste innovazioni, per cambiare la cultura aziendale e produrre cambiamenti costruttivi e duraturi.
I lavori sono stati aperti dai saluti del presidente di Federmanager Torino Massimo Rusconi: “Il manager deve adattarsi ai cambiamenti della società del lavoro, nella quale vi è sempre meno gerarchia e sempre maggior ricerca di consenso e questo vale anche per le organizzazioni, come la nostra ad esempio”, ha sottolineato Rusconi.
Un esempio organizzativo interno a Federmanager che è stato portato anche da Marina Cima: “Il nostro gruppo Donne Manager è un esempio di determinazione e coraggio che punta alla costruzione di reti di relazioni sociali e sulla solidarietà. È assolutamente necessario cambiare i modelli gestionali e la crescita nelle aziende passa in primo luogo dalle potenzialità e dallo sviluppo delle persone”. Il nostro Gruppo Minerva di donne dirigenti d’azienda vuole anche essere per l’associazionismo un punto di riferimento serio e forte, portatore di esperienze e competenze perché insieme possiamo far sorgere soluzioni di valore per le aziende e per le società al fine di creare gli attesi cambiamenti che possano creare ricchezza e nuove opportunità lavorative.
Conclusioni che ha ripreso la sociologa del lavoro Maria Giulia Cavaletto, consigliera di parità della Regione Piemonte, che ha sintetizzato quanto emerso nel dibattito in tre focus. “Innovazione come motore di cambiamento di cui le donne possono essere portatrici e partecipi all’interno delle loro organizzazioni, coinvolgendo le risorse umane intese come Risorse a tutti gli effetti. Il concetto di potere declinato non solo come autorità ma come autorevolezza e come elemento costitutivo per la creazione di ambienti e climi di fiducia. E infine il concetto di responsabilità che diventa la cifra distintiva dell’agire all’interno di organizzazioni che vogliano essere competitive non solamente per gli indicatori di produttività economica ma anche dal punto di sviluppo del capitale umano”.

