Libri: “Salvato dallo Swing”, l’avventura di un prigioniero italiano in America durante la Seconda Guerra Mondiale. Intervista a Enzo Riboni


“Salvato dallo swing – Un violino in America”, il Falò edizioni, è il primo romanzo di Enzo Riboni, da anni giornalista delle pagine economiche del Corriere della Sera. Un libro musicale, non solo nel titolo. I ben 74 brani citati nel libro sono tutti ascoltabili: dalla versione ebook si va infatti su You tube  per ascoltare i brani tutti in un’esecuzione dell’epoca. “È una storia che ho nel cassetto da sempre” esordisce Riboni.

Il libro racconta di un fatto storico poco conosciuto: rispetto ai campi in Russia o in Polonia, sono molto meno note le vicende dei prigionieri italiani negli Usa. Ma per il giornalista milanese è la storia della sua famiglia.

“È la storia di mio padre che è stato prigioniero in America, dopo lo sbarco in Sicilia degli Americani del ’43. Racconto la sua odissea che è anche quella di 51mila italiani prigionieri come lui. Mio padre era in un campo in North Caroline. Suonava il violino e grazie a questo, nonostante la prigionia, riuscì a metter in piedi un’orchestra italo americana che si esibì innumerevoli volte davanti agli ufficiali del campo ma anche fuori, con concerti in tutta la costa est degli Usa”.

Quanto c’è di tuo padre in Giacinto, il protagonista di questa storia?

“Direi che per un buon 20 per cento questa è la storia reale di mio padre. I fatti narrati si basano sui racconti che lui mi faceva da bambino. Il libro stesso è un tributo postumo che ho voluto fare a mio padre. La mia famiglia aveva grandi difficoltà economiche ma il suo amore per la cultura lo ha visto impegnarsi anche di notte per fare tanti spettacoli. Grazie al suo impegno sono potuto salire su quell’ascensore sociale che oggi appare bloccato”.

Due i fili narrativi, la prigionia e naturalmente la musica…

“La prigionia non era opprimente e si poteva uscire e andare nei fine settimana nelle case dei connazionali. In particolare, mio padre è stato molto colpito dalla democrazia americana e dalla potenza economica e industriale di quel paese che in Italia era sconosciuta. Il suo amore però era lo swing, genere musicale nato negli Stati Uniti negli Anni Venti e divenuto popolare negli Anni ’40. La musica lo rassicurava nei momenti di sconforto e di sofferenza dovuti al fatto di avere i propri cari così lontani, in Italia, e che poté riabbracciare solo alla fine del ’45, non appena la guerra terminò”.

La passione per la musica è un marchio di famiglia in casa Riboni.

“Sì, anche mio nonno paterno era un musicista, suonava in modo amatoriale il contrabbasso, il clarinetto, la chitarra e la fisarmonica. Mio zio suonava invece il pianoforte, un’altra zia cantava. Io sono l’unico che non è stato avviato da mio padre allo studio di uno strumento e questo per una ragione che si capirà meglio leggendo il libro. Mio padre era brillante negli studi ma i nonni non potevano permetterselo, così il parroco si offrì di sostenere le spese ma mio nonno era un fervente socialista e anticlericale e naturalmente rifiutò. Così mio padre interruppe gli studi ma ereditò da mio nonno l’amore per la musica. Penso che mio padre non mi abbia avviato allo studio di uno strumento perché volesse evitarmi distrazioni per farmi arrivare più agevolmente alla laurea”.

Che cosa ti avrebbe detto tuo padre di questo libro?

“Si sarebbe molto commosso. Ho perso la mamma a undici anni e questa tragedia ci ha segnato molto. Lui ha assunto anche il ruolo materno, che forse io non sono riuscito a riconoscergli e quindi non gli ho restituito quella dolcezza che lui invece mi ha sempre profuso. Con questo libro provo a rifarmi e credo che lui lo vivrebbe come quella lettera che non gli ho mai scritto e che finalmente potrebbe far chiarezza sul nostro rapporto”.