Smog, non solo Torino: il report “Mal’Aria 2026” di Legambiente rivela criticità anche a Chieri, Settimo e Mondovì


Il nuovo rapporto “Mal’Aria di Città 2026” di Legambiente scatta una fotografia preoccupante per il Piemonte, dimostrando che l’emergenza smog non si ferma ai confini dei grandi capoluoghi.

Se Torino resta la maglia nera regionale con 39 giorni di sforamento del PM10 nel corso del 2025, i dati raccolti dalle centraline di centri come Chieri, Settimo Torinese e Borgaro Torinese confermano che l’intera area metropolitana respira un’aria ben lontana dai parametri di sicurezza.

In particolare, per quanto riguarda le polveri sottili PM2.5 — le più pericolose per la salute — la centralina di Chieri-Bersezio ha registrato valori che, proiettati verso i nuovi limiti europei del 2030, richiederebbero riduzioni drastiche e immediate.

L’analisi di Legambiente evidenzia come il problema stia scivolando verso le città medie e le zone di pianura. Accanto ai dati critici di Torino e Alessandria, emergono le situazioni di Settimo Torinese e Borgaro, dove il carico di inquinanti è alimentato da un mix di traffico di transito e riscaldamento domestico. Anche la provincia di Cuneo non è immune: Mondovì e Cavallermaggiore sono finite nel mirino degli ambientalisti come “osservate speciali”. A Mondovì, pur essendo fuori dai grandi flussi metropolitani, le concentrazioni di polveri sottili sono risultate incompatibili con i futuri standard UE, a dimostrazione di come l’orografia del territorio e le emissioni locali pesino sulla qualità della vita dei cittadini.

Il report sottolinea che se i limiti previsti per il 2030 fossero già in vigore, quasi nessun centro piemontese di medie dimensioni risulterebbe a norma. Chieri e Asti, ad esempio, figurano tra le realtà che dovrebbero tagliare le proprie emissioni di oltre il 20% per non incorrere in sanzioni. A preoccupare è anche l’impatto della filiera agri-zootecnica nelle zone più rurali della regione, dove le esalazioni di ammoniaca dagli allevamenti intensivi contribuiscono in modo determinante alla formazione di particolato secondario, rendendo l’aria irrespirabile anche lontano dai semafori cittadini.

Secondo Legambiente Piemonte, questi dati sono il segnale di un’assenza di strategia politica forte sulla mobilità pubblica e sull’efficientamento degli edifici a livello regionale. Non bastano più i blocchi temporanei della circolazione nei singoli comuni: serve un piano strutturale che coinvolga l’intera fascia padana. La sfida per città come Chieri, Settimo e gli altri centri dell’hinterland sarà quella di accelerare sulla transizione energetica per evitare che il 2030 diventi l’anno delle procedure di infrazione e dei costi sanitari insostenibili per l’intera comunità piemontese.