La seconda giornata del dramma di Alberto Musy si conclude senza che il paziente sia stato dichiarato fuori pericolo. Anzi il dottor Illengo, che lo ha ora in degenza nel reparto di neurochirurgia delle Molinette, è stato con i cronisti più chiaro che mai: «Se mi state domandando se l’avv. Musy sia ancora in pericolo di vita, la risposta è sì». Il tutto nel quadro della conferenza stampa che ha reso pubblico il bollettino medico delle 1215; il quale parla altresì di «condizioni stabili nella loro gravità», in nome delle quali i medici hanno scelto di non diramare altri bollettini in giornata e di rimandare invece a mezzogiorno di domani.
A questo punto, dalle notizie sarebbe dovuto trasparire per l’appunto il concetto di «condizioni stabili nella loro gravità»; il che, lungi dall’essere una traduzione medica delle famigerate convergenze parallele, ha un significato molto chiaro e preciso: le condizioni sono gravi, ma non sono peggiorate. Paragone meteorologico mutuato dal nostro recente inverno siberiano: temperatura di ieri meno venti; temperatura di oggi, sempre meno venti.
E invece, come puntualmente previsto dai più accorti colleghi presenti in conferenza stampa, ecco nel pomeriggio accavallarsi una ridda di mediatiche indiscrezioni circa un peggioramento di Musy. Dal momento che in giornata non vi sono stati altri bollettini né alcun altro tipo di notizia anche soltanto vagamente ufficiale, da dove mai può essere spuntato tale peggioramento…?
Il fatto è che alcune testate, nel pomeriggio di ieri, avevano a tutti i costi voluto dichiarare Alberto Musy fuori pericolo di vita. Fatto piuttosto insolito, visto che normalmente le notizie, in questi casi, tendono a colorare la realtà di tinte casomai più fosche del vero, e non certo più rosee.
Ma il paradosso, naturalmente, è soltanto apparente. Nel giorno stesso dell’attentato, nel massimo dell’attenzione sulla vicenda, non disponendo di notizie obiettive su un eventuale aggravamento l’unica news da dare in pasto ai lettori era che Musy non fosse più in pericolo di vita. Notizia che oltretutto, in una situazione di costante coma farmacologico, rappresenta un oltraggio alla scienza medica; perché lo stato comatoso – quantunque per l’appunto indotto dai farmaci – non consente di apprezzare miglioramenti sul fondamentale fronte neurologico, cosicché per essi non è neppure possibile tracciare alcuna evoluzione (diverso è il discorso in relazione ai parametri cardiorespiratori, che da soli però non valgono a sciogliere la prognosi).
E così fu che, dopo essere stato fatto uscire da qualche giornalista dal pericolo di vita, per opera di quei medesimi colleghi oggi Alberto Musy è dovuto… rientrarci: visto che le affermazioni del dott. Illengo erano incompatibili con qualsiasi equivoco, non è rimasto a lorsignori che riallinearsi alla verità, con un peggioramento del paziente simmetricamente inventato rispetto al miglioramento di ieri. Evoluzioni forse un po’ strane, ma com’è noto fin troppo consuete di quel pazzo ottovolante chiamato giornalismo.
Roberto Codebò