Nutella e CR7: i compleanni che mettono tutti d’accordo


“Nutella omnis divisa est in partes tres”, recitava in televisione tal Riccardo Cassini negli anni Novanta scomodando l’incipit del De bello Gallico per decantare le glorie della crema più cara agli italiani. E non solo agli italiani: tanto per stare in tema di Gallia, in Francia le Nutella – rigorosamente maschile e con l’accento sulla “a”- è popolare tanto quanto qui da noi, e lo stesso vale per tanti, tanti altri Paesi del mondo. Del resto – in epoche assai meno globali – proprio sull’internazionalità la Ferrero ha non di rado puntato per pubblicizzare il suo prodotto di punta. “Dalla fredda Alaska Yuki dice: ‘Nutella è buona’ (pronuncia: Nutella mamagtug)”, recitava una réclame pubblicata sul retro dei Topolini degli anni Settanta. Si trattava naturalmente non di un singolo messaggio ma di una serie di messaggi diversi, immaginati da luoghi svariati e tutti invariabilmente esotici, con quelle foto un po’ sgranate molto in voga all’epoca sulle Enciclopedie delle Civiltà a fascicoli, adattissime a veicolare a scopi commerciali un concetto quantomai embrionale di globalità.

L’epopea più dolce del Pianeta era incominciata nel decennio precedente: precisamente, nel 1964. Tecnicamente, questo è vero più per il marchio Nutella che per il relativo prodotto, il quale era stato ideato nella sua sostanza già nel 1946, in una con la fondazione dell’industria dolciaria Ferrero. Sin da quell’anno, quest’ultima aveva messo in commercio la Pasta Giandujot. Erano i primi mesi del Dopoguerra, e in pochissimi si potevano permettere i deliziosi cioccolatini che traggono il nome dalla più celebre maschera piemontese di Carnevale, dei quali la Pasta Giandujot nasceva come uno schietto surrogato, così come la Vespa nasceva in quello stesso 1946 come uno schietto surrogato dell’automobile (qualche volta, i miti vengono alla luce sotto un’umile stella…). Qualche anno dopo, la Pasta Giandujot venne ribattezzata Supercrema; nel 1964, finalmente, debuttò il nome che l’avrebbe resa immortale in tutto in mondo.

Come sempre quando si tratta di miti, esistono versioni discordanti sull’esatta data di nascita. Secondo alcune fonti, la Nutella – con questo nome – avrebbe visto ufficialmente la luce il 20 aprile 1964. Il Nutella Day si celebra però il 5 febbraio, con grande sollievo del cronista chiamato ad accostare il dolcissimo anniversario ad altre ricorrenze del medesimo giorno. Se si dovesse fare ciò il 20 aprile, sarebbe infatti necessario parlare di Adolf Hitler; il 5 febbraio, invece, «basta» parlare di Cristiano Ronaldo.

Non mi pare proprio di ricordare che vi fosse anche Madeira, tra quelle terre esotiche da cui i bambini – nella pubblicità di cui sopra – dicevano che la Nutella era buona. Del resto, il possedimento portoghese situato molto al largo delle coste marocchine è troppo noto per il vino liquoroso che da esso prende il nome, per poterlo accostare a una crema fatta al cinquanta percento di zucchero. Sarebbe stato necessario attendere sino al 1985 perché vi nascesse un bambino destinato a incidere per sempre sul PIL dell’isola (molto più di quanto non avesse fatto un secolo prima l’imperatrice Sissi), e per sempre sull’immaginario calcistico globale.

“Che mondo sarebbe senza CR7?”, potrebbero recitare in coro i calciofili di tutto il mondo parafrasando proprio il più celebre slogan della Nutella. Già, perché in comune con la sua dolce gemellina Cristiano Ronaldo ha la dote di saper mettere tutti d’accordo. Certo, la maglia che di volta volta indossa può dividere gli sportivi, ma non altrettanto vale per i gesti che compie. Il 3 maggio 2019, a sei minuti dal novantesimo e il giorno prima del settantesimo anniversario della tragedia di Superga, il Toro stava per vincere il proprio primo derby allo Juvestadium. CR7 salì al cielo per colpire la palla di testa e battere Sirigu, e neppure i più incalliti tifosi granata riuscirono a prendersela, così come il più incallito vegano, o il più grave diabetico potrebbero sì dire che la Nutella gioca contro i loro interessi, ma non potrebbero mai dire che è cattiva…

Chissà che faccia avrebbe fatto un bambino di nome Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, se dalla soleggiata Madeira avesse dovuto dire “A Nutella é boa!”. Probabilmente, la faccia che fa nel novanta per cento dei casi: quando trafigge i portieri con un rigore imparabile, quando salta di testa più in alto di tutti, quando si tira su i calzoncini prima di una punizione o anche quando si presenta a Madrid a un processo per frode fiscale. Ma forse gli sarebbe scappata qualche lacrimuccia, come quando uscì per infortunio durante la finale di Euro 2016 o quando venne espulso a Valencia con la maglia della Juve. Sarebbe bello vedere sui social network una foto di questo ragazzone oggi due volte maggiorenne che si sbafa un bella fetta di pane e Nutella alla faccia di Pirlo, invece di sciare sulle nevi di Courmayeur alla faccia dei DPCM. Dolce immagine di normalità di un favorito degli dèi; di fronte alla Nutella, del resto, siamo tutti bambini uguali.

Roberto Codebò

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